Aumenti in arrivo per migliaia di lavoratori pubblici: (cosa cambia davvero in busta paga)

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Enti locali, aumenti fino a 158 euro ma il contratto rischia di slittare al 2026 - www.rcovid19.it

Lorenzo Fogli

Luglio 26, 2025

La nuova proposta per il rinnovo del contratto negli enti locali prevede aumenti fino a 158 euro al mese. Il governo punta alla firma entro settembre 2025, ma i sindacati chiedono di più.

Il rinnovo del contratto collettivo nazionale per i lavoratori degli enti locali entra in una fase decisiva. Dopo mesi di trattative e tensioni, l’Aran ha messo sul tavolo una nuova bozza destinata ai 480 mila dipendenti di Comuni, Regioni e altri enti pubblici, ancora senza contratto per il triennio 2022-2024. La data chiave è il 9 settembre, quando le parti proveranno a chiudere un’intesa. Se l’accordo non arriverà entro quel termine, il rischio concreto è che gli aumenti in busta paga slittino al 2026, alimentando ulteriori tensioni.

Il problema principale resta l’assenza di unanimità tra i sindacati: se da un lato si riconoscono gli sforzi del governo per rafforzare il contratto, Cgil e Uil continuano a giudicare insufficienti le risorse stanziate.

Gli aumenti previsti nella nuova proposta: chi guadagna di più

Il nodo centrale è rappresentato dagli aumenti stipendiali, che nella nuova versione risultano più consistenti rispetto a quelli inizialmente previsti. La proposta punta a un parziale conglobamento dell’indennità di comparto nello stipendio base, facendo crescere la retribuzione lorda mensile media su 13 mensilità a:

  • 158,48 euro per i funzionari e le elevate qualificazioni (contro i 144 euro della prima bozza)

  • 145,50 euro per gli istruttori

  • 129 euro circa per gli operatori esperti

  • 122,48 euro per gli operatori semplici (erano 113 euro nella versione precedente)

Su base annua, i nuovi stipendi tabellari netti raggiungerebbero 25.114 euro per i funzionari, 23.138 euro per gli istruttori, 20.583 euro per gli operatori esperti e 19.753 euro per gli operatori semplici.

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A questi importi si aggiungono già in busta paga due indennità di vacanza contrattuale, una relativa al contratto 2022-2024 (maggiorata al 3,85%) e l’altra riferita al contratto formalmente scaduto il 1° gennaio 2025, fissata all’1% dall’ultima legge di Bilancio.

Le novità normative: buoni pasto da remoto e settimana corta

Oltre agli aspetti economici, la nuova bozza del contratto introduce diverse modifiche normative, mirate a modernizzare il lavoro pubblico negli enti locali. Tra le novità spicca l’estensione del buono pasto ai lavoratori in smart working, un diritto finora non riconosciuto in modo uniforme e che ora viene allineato agli standard già vigenti in altri comparti della pubblica amministrazione.

Altro punto chiave è la “settimana corta”, ossia la possibilità di concentrare l’orario settimanale su quattro giorni lavorativi, mantenendo invariato il monte ore. Si tratta di una misura già avviata nel comparto centrale e ora proposta anche per Regioni e Comuni.

Nel documento è stata inclusa anche una serie di interventi per la gestione dell’invecchiamento del personale: i cosiddetti strumenti di age management. Tra questi, mansioni alleggerite per chi è vicino alla pensione, percorsi per il passaggio graduale al termine del servizio e sistemi di affiancamento ai giovani per favorire il ricambio.

Importanti anche le deroghe per le progressioni verticali: prorogata di un anno la possibilità di avanzare anche senza il titolo di studio formale, se l’esperienza è giudicata equivalente. Un modo per valorizzare competenze sviluppate sul campo, specie nei piccoli Comuni, dove trovare figure qualificate è più difficile.

Infine, si prevedono:

  • aumenti specifici per la Polizia Locale con incarichi di particolare rilievo

  • maggiori risorse per lo sviluppo economico nei piccoli Comuni

  • obbligo per gli enti di costituire i fondi decentrati per potenziare la contrattazione integrativa

  • una nuova disciplina del lavoro nei giorni festivi infrasettimanali.

La trattativa, però, resta in salita. La Cgil e la Uil sostengono che, pur con i progressi registrati, gli aumenti non compensano l’inflazione accumulata nel triennio e non recuperano il potere d’acquisto perso. Al centro delle critiche anche il mancato riconoscimento di alcune professionalità specifiche e la distribuzione delle risorse accessorie.

Il rischio concreto è che lo stallo estivo non si sblocchi e che la firma slitti al 2026. Per 480 mila lavoratori del settore, sarebbe un segnale negativo. E un ritardo che pesa.

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