Un test psicologico rapido può rivelare i segnali della depressione. Ecco quali sono le domande chiave e cosa osservano psicologi e specialisti nel rispondere.
Sentirsi giù ogni tanto è normale. Ma quando la tristezza diventa persistente, accompagna ogni momento della giornata e finisce per intaccare anche il corpo, è giusto farsi qualche domanda in più. La depressione non è solo malinconia, eppure tante persone la confondono con lo stress o la stanchezza. Per questo esistono strumenti psicologici semplici che aiutano a riconoscere i segnali in modo chiaro. Uno di questi è il test autovalutativo, utilizzato spesso dagli psicologi come primo screening. In pochi minuti può offrire un primo riscontro su come stai davvero.
Come funziona il test per individuare segnali di depressione
Il test psicologico per la depressione non è una diagnosi, ma uno strumento utile per prendere coscienza del proprio stato mentale. Tra i più utilizzati ci sono il PHQ-9 e il Beck Depression Inventory, due questionari riconosciuti a livello clinico. Le domande sono pensate per indagare i sintomi più comuni: stanchezza continua, insonnia, perdita di interesse, senso di colpa, irritabilità, difficoltà a concentrarsi, pensieri negativi ricorrenti.
Chi compila il test è invitato a rispondere in base a come si è sentito negli ultimi 14 giorni, su una scala che va da “mai” a “quasi ogni giorno”. Ad esempio: “Hai avuto difficoltà a provare piacere in attività che prima ti interessavano?” oppure “Ti sei sentito inutile o in colpa senza motivo?”. Ogni risposta riceve un punteggio e il totale indica il livello di gravità: lieve, moderata o severa.
www.rcovid19.it

Il punteggio, però, non è una sentenza. Serve a capire se è il caso di parlare con un professionista, e magari approfondire con un colloquio. È importante ricordare che solo uno psicologo o uno psichiatra può fare una diagnosi. Il test è un primo passo. Ma in certi casi, anche piccolo, può fare la differenza tra restare fermi o iniziare a prendersi cura di sé.
Quando fare il test e perché affidarsi sempre a uno specialista
Spesso si arriva a fare un test del genere quando la sofferenza diventa silenziosa ma continua. Chi è depresso può sentirsi vuoto, non compreso, in colpa per tutto. Eppure riesce a mascherare tutto con un sorriso. Alcune persone funzionano benissimo sul lavoro, studiano, rispondono ai messaggi. Ma dentro, si sentono spenti. È proprio in questi casi che un test può servire a rompere il muro della negazione.
Se le risposte indicano uno stato depressivo, è fondamentale non ignorare il risultato. Anche un punteggio basso può rivelare un disagio. Lo specialista aiuta a capire se si tratta di un momento passeggero o di qualcosa di più profondo. La depressione ha molte facce: esistono forme lievi, mascherate, stagionali, reattive, croniche. Alcune rispondono bene alla psicoterapia, altre hanno bisogno di un intervento farmacologico, altre ancora di una combinazione di entrambi.
Rivolgersi a un centro psicologico, al medico di base, o a uno sportello di ascolto può essere un modo concreto per iniziare un percorso di cura. Sempre più comuni sono anche le app per il benessere mentale, che offrono test guidati e supporto online. Ma la presenza di un professionista resta insostituibile.
La buona notizia è che chiedere aiuto non è mai un errore. E spesso, bastano poche domande per fare il primo passo verso un cambiamento vero.