Dal primo settembre 2025, il sistema di gestione delle commissioni sui buoni pasto subirà un cambiamento significativo. La nuova normativa, introdotta dal Ddl Concorrenza del 2024, stabilisce che le commissioni applicabili dalle società emittenti non potranno superare il 5% del valore nominale del ticket. Questa modifica si propone di alleggerire il peso economico sulle imprese e sugli esercenti.
Le nuove regole sulle commissioni
Attualmente, le aziende che si occupano dell’emissione dei buoni pasto hanno la possibilità di applicare commissioni che arrivano fino al 20%. Questo costo è ripartito tra il datore di lavoro, il dipendente e il punto vendita. Giancarlo Banchieri, presidente di Fiepet Confesercenti, ha sottolineato l’importanza di questa riforma, affermando che rappresenta un passo fondamentale per eliminare un sistema che gravava eccessivamente sugli esercenti. “Per bar, ristoranti e pubblici esercizi è una vera boccata d’ossigeno, soprattutto in una fase in cui i margini continuano a ridursi”, ha dichiarato Banchieri. Secondo le stime, si prevede che questa misura possa portare a un risparmio complessivo di circa 400 milioni di euro all’anno per gli imprenditori.
Le contestazioni delle società emittenti
Tuttavia, non tutte le parti coinvolte sono favorevoli a questa modifica. L’Associazione Nazionale Società Emettitrici Buoni Pasto (Anseb) ha espresso forti critiche riguardo a questa nuova regolamentazione. In uno studio pubblicato a gennaio 2025, l’associazione ha sostenuto che l’imposizione di un tetto alle commissioni contrasta con i principi di libera determinazione dei prezzi, come stabilito dal diritto italiano ed europeo. Secondo Anseb, la fissazione di limiti contrattuali da parte della legge compromette l’autonomia delle aziende nel definire prezzi competitivi. Inoltre, l’associazione ha avvertito che il blocco dei prezzi potrebbe comportare un incremento dei costi per le imprese che offrono buoni pasto ai propri dipendenti, stimando un aumento di almeno il 6%, pari a circa 180 milioni di euro all’anno.
Le disposizioni transitorie e l’impatto sul welfare aziendale
Il Ddl prevede anche delle disposizioni transitorie per facilitare un adeguato riallineamento dei contratti tra le imprese emittenti e i datori di lavoro. Per i buoni pasto emessi fino al 1 settembre 2025, continueranno ad applicarsi le condizioni precedentemente concordate con gli esercenti. Tuttavia, dal 1 settembre 2025, le aziende emittenti avranno la facoltà di recedere dai contratti già stipulati con i committenti, senza dover sostenere indennizzi o oneri.
I buoni pasto sono diventati uno strumento fondamentale nel panorama del welfare aziendale, poiché possono essere utilizzati non solo per il pagamento di pasti durante l’orario di lavoro, ma anche per l’acquisto di generi alimentari nei supermercati. Secondo i dati forniti dall’Anseb, in Italia ci sono circa 3,5 milioni di lavoratori che beneficiano di questi ticket, supportati da 170.000 esercizi convenzionati e 150.000 imprese che li forniscono ai propri dipendenti.