Carlo Verdone ha espresso le sue opinioni riguardo a una controversa iniziativa che ha coinvolto il mondo del cinema italiano. In un’intervista rilasciata al ‘Corriere della Sera’ il 14 gennaio 2025, l’attore e regista ha commentato la decisione di 1.500 colleghi di boicottare due attori, Gerald Butler e Gal Gadot, in occasione della Mostra del Cinema di Venezia, a causa della loro vicinanza a Israele.
La questione del boicottaggio
La questione è emersa dopo che Silvia Scola, figlia del celebre regista Ettore Scola, ha contattato Verdone per chiedergli di firmare un appello contro la situazione a Gaza, un conflitto che, secondo lui, merita una condanna chiara e forte. Verdone ha accettato di firmare, sottolineando che l’iniziativa mirava a dimostrare la sensibilità del mondo cinematografico rispetto alle attualità , senza cadere nell’indifferenza. Tuttavia, ha notato che successivamente i nomi di Butler e Gadot sono stati aggiunti dai promotori dell’appello, sollevando interrogativi sulla correttezza di tale scelta.
Rischi di esclusione nel dibattito
L’attore ha evidenziato il rischio di escludere gli artisti da un dibattito che dovrebbe essere aperto e inclusivo. Ha citato il caso del boicottaggio nei confronti di tennisti russi all’inizio della guerra in Ucraina, ponendo l’accento sul fatto che gli sportivi non sono responsabili delle decisioni politiche e militari. Secondo Verdone, “gli attori non possono diventare il tribunale dell’Inquisizione”, ribadendo l’importanza di mantenere il festival come un luogo di confronto, tolleranza e libertà , piuttosto che come un’arena di censura.
Altri firmatari e necessità di dialogo
Il discorso si è poi allargato a includere altri firmatari dell’appello, come Toni Servillo, che ha manifestato in seguito delle perplessità riguardo alla questione, e Roberto Andò, il quale, pur non avendo firmato, ha espresso il suo punto di vista in modo riflessivo. Verdone ha concluso il suo intervento sottolineando la necessità di un dialogo aperto e costruttivo, senza chiudere gli occhi sulle crisi in corso, come quella di Gaza.