Università: riprende il trasferimento degli studenti fuorisede, ecco le origini

Rosita Ponti

Agosto 29, 2025

Tra i flussi migratori che da sempre caratterizzano l’Italia, uno dei più significativi ma spesso trascurati è rappresentato da gli spostamenti interregionali degli studenti universitari. In molte zone del Paese, “emigrare” per motivi di studio è una prassi consolidata dopo il diploma. In altre aree, fortunatamente, il fenomeno è meno marcato. A chiarire questa situazione è una recente mappatura degli spostamenti degli studenti universitari, condotta dal portale Skuola.net, utilizzando i dati aperti forniti dal ministero dell’Università e della Ricerca.

Il panorama degli studenti fuorisede

Nell’anno accademico 2023/24, gli studenti iscritti in una regione diversa da quella di residenza ammontano a 401.720, di cui 57.490 provenienti dall’estero. Questo corrisponde a circa il 24% degli oltre 1,6 milioni di studenti che perseguono il titolo di laurea. In altre parole, 1 studente immatricolato su 4 è un fuorisede, il che implica che ha lasciato la propria terra natale. La possibilità di studiare a distanza in un’università tradizionale è praticamente inesistente, soprattutto dopo la fine della pandemia, quando sono state limitate le modalità di didattica a distanza, per mantenere una distinzione netta tra università tradizionali e telematiche.

Le origini degli studenti universitari

Il fenomeno della migrazione studentesca non è omogeneo su tutto il territorio nazionale. Non si tratta solamente della consueta tendenza che vede gli studenti del Sud spostarsi verso il Centro-Nord, mentre quelli del Nord tendono a rimanere nella propria regione. Infatti, la questione coinvolge anche vaste aree del Settentrione. Ad esempio, il Veneto si colloca al secondo posto per numero di studenti che decidono di studiare fuori dalla propria regione. Gli studenti del Nord, in genere, tendono a spostarsi per brevi distanze, rimanendo nelle regioni limitrofe, mentre chi proviene dal Sud spesso si trasferisce a centinaia di chilometri da casa.

In termini percentuali, le regioni con il maggior numero di studenti che partono per motivi di studio sono quelle con dimensioni più contenute. La Basilicata si posiziona al primo posto, con il 73% di studenti che lasciano la propria residenza per proseguire gli studi. Segue la Valle d’Aosta, con una percentuale di partenze del 70%. Anche il Molise, con una quota del 56%, e le province autonome di Trento (50%) e Bolzano (45%) mostrano numeri significativi. Diverse altre regioni superano la media nazionale del 24%, tra cui Abruzzo (39%), Calabria (37%), Puglia (34%), Marche (34%), Liguria (29%), Veneto (29%), Umbria (28%) e Friuli Venezia Giulia (28%), con la Sicilia che si attesta al 24%.

Le regioni in cui si resta per studiare

Al contrario, ci sono regioni in cui il fenomeno è inverso, riuscendo a trattenere i propri studenti universitari. Il Lazio si distingue in questo contesto, con 181.585 iscritti all’università, di cui solo 16.591 hanno cercato opportunità al di fuori della regione. Questo porta la percentuale di fuorisede laziali a un esiguo 9%. Anche la Lombardia si comporta bene, con poco più di 31.000 studenti che si trasferiscono, pari al 14% del totale. In Toscana, circa il 15% degli iscritti decide di partire, mentre Emilia Romagna, Sardegna, Campania e Piemonte registrano tutte il 16% di studenti che si spostano.

I numeri assoluti, tuttavia, offrono una visione differente della situazione. Nel 2022-23, la Puglia ha visto il maggior numero di studenti partire, con quasi 41.000 esodi per motivi di studio, corrispondenti al 34% degli iscritti. Anche il Veneto si colloca al secondo posto, con oltre 34.000 studenti che lasciano la regione, su un totale di oltre 119.000 immatricolati (29%). La Sicilia chiude il podio con più di 32.000 studenti che si trasferiscono, con il 24% che ha scelto di studiare lontano dall’isola.

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