Il noto caso del cosiddetto pandoro-gate ha fatto il suo ingresso ufficiale nelle aule di giustizia. A Milano, il 3 ottobre 2025, ha avuto inizio il processo a carico di Chiara Ferragni, accusata di truffa aggravata in concorso per le campagne benefiche legate al pandoro “Pink Christmas” di Balocco e alle uova Dolci Preziosi. Secondo quanto emerso dalla Procura, i messaggi promozionali diffusi dall’influencer e dalle aziende partner avrebbero creato false aspettative nei consumatori, inducendoli a credere che una parte dei ricavi sarebbe stata devoluta in beneficenza. Tuttavia, i contributi effettivamente versati sarebbero stati fissi e di importo limitato, con un profitto stimato di oltre 2 milioni di euro derivante da pratiche ingannevoli.
Le accuse della Procura e i coimputati
Il procedimento è stato avviato con un’udienza tecnica a porte chiuse e coinvolge non solo Chiara Ferragni, ma anche Fabio Maria Damato, ex collaboratore di fiducia, e Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia-Id, proprietaria del marchio Dolci Preziosi. Per Alessandra Balocco, amministratrice delegata dell’omonima azienda dolciaria, recentemente scomparsa, il procedimento è stato archiviato per decesso. I pubblici ministeri Cristian Barilli ed Eugenio Fusco contestano agli imputati di aver sfruttato in modo ingannevole la leva della beneficenza tra il 2021 e il 2022, utilizzando post e campagne pubblicitarie che avrebbero indotto in errore follower e clienti.
La storia di “nonna Adriana”, parte offesa
Un momento significativo della prima udienza è stato segnato dalla testimonianza di “nonna Adriana“, una pensionata di 76 anni originaria di Avellino, che ha deciso di costituirsi parte offesa. La donna ha acquistato pandori firmati Ferragni, credendo di contribuire a una causa benefica. “Voleva fare beneficenza – ha dichiarato la sua legale, Giulia Cenciarelli – è una fervente cattolica e solo ad aprile ha scoperto che l’iniziativa non corrispondeva a quanto promesso”. Adriana ha richiesto un risarcimento di circa 500 euro, somma che intende comunque destinare a opere di solidarietà . Non si esclude che possa accettare una proposta di conciliazione dai legali di Ferragni, rinunciando a rimanere parte civile.
Le associazioni dei consumatori in aula
In aula, accanto alla pensionata, si sono presentate due associazioni dei consumatori, Adicu e Casa del Consumatore, che hanno depositato un’istanza di costituzione di parte civile. Differente la posizione del Codacons, che ha ritirato la propria denuncia dopo un accordo economico già raggiunto nei mesi scorsi con l’influencer. Il giudice della terza sezione penale, Ilio Mannucci Pacini, si pronuncerà il 4 novembre sull’ammissione delle richieste delle associazioni.
L’assenza di Ferragni e la linea della difesa
Chiara Ferragni non ha partecipato all’udienza di apertura, ma i suoi avvocati, Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, hanno confermato che sarà presente ai prossimi appuntamenti “per rispetto della giustizia e per difendere la propria innocenza”. La strategia difensiva mira a dimostrare l’assenza di reati penali, evidenziando che la questione si è già risolta sul piano amministrativo con il pagamento di 3,4 milioni di euro tra sanzioni Antitrust e donazioni a enti benefici.
Le prossime tappe del processo
Dopo l’udienza tecnica, fissata per il 4 novembre, il tribunale deciderà sull’ammissione delle parti civili. Gli imputati potrebbero scegliere riti alternativi, come il patteggiamento o l’abbreviato, oppure affrontare il dibattimento ordinario. È già prevista un’udienza per il 14 gennaio, che potrebbe rivelarsi decisiva per il futuro del processo.
La crisi dell’azienda Ferragni
Il processo si inserisce in un contesto di forte difficoltà per l’impero imprenditoriale di Chiara Ferragni. Secondo recenti ricostruzioni, la società Fenice, riconducibile all’influencer, ha recentemente licenziato tre dei quattro dipendenti rimasti, mantenendo in organico solo una persona. Questa scelta evidenzia le difficoltà del marchio, aggravate dallo scandalo, che ha portato a un calo della popolarità online e a una strategia comunicativa meno sfavillante e più sobria.
