Di fronte alle sfide poste dalle guerre commerciali e dalle pratiche di importazione sleale, l’Italia sta abbracciando il concetto di sovranità alimentare. Un’indagine condotta da Coldiretti e Censis rivela che il 79% degli italiani considera l’autosufficienza nella produzione di cibo una priorità strategica, al pari della sicurezza energetica. Questo dato emerge in occasione del XXIII Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, tenutosi a Roma il 5 marzo 2025, presso il Casino dell’Aurora Pallavicini di Palazzo Rospigliosi, con l’intervento del segretario generale Vincenzo Gesmundo.
Il contesto geopolitico e le sue ripercussioni
Il rapporto di Coldiretti e Censis mette in evidenza come il ritorno a politiche di potenza e la crescente importanza della geopolitica stiano sostituendo la cooperazione multilaterale con approcci più aggressivi e protezionistici. In questo nuovo contesto, i dazi commerciali non sono più visti come strumenti per gestire la globalizzazione, ma piuttosto come mezzi per riconfigurare la distribuzione della ricchezza a livello globale, favorendo le nazioni considerate “amiche” e isolando quelle ritenute meno favorevoli.
Le tariffe imposte dall’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump sulle merci europee hanno avuto un impatto significativo, in particolare sul settore agroalimentare italiano. Dopo un primo trimestre del 2025 in cui le esportazioni verso gli Stati Uniti avevano registrato un incremento medio dell’11%, l’introduzione di dazi aggiuntivi ha portato a un drastico calo delle esportazioni italiane, evidenziando una diminuzione del 10% a luglio e previsioni di cali fino al 30% per il settore del vino ad agosto, secondo le stime della Commissione Europea.
Le conseguenze per l’agroalimentare italiano
L’analisi del Centro Studi Divulga stima che i dazi potrebbero costare all’agroalimentare italiano oltre un miliardo di euro, colpendo in particolare il vino, l’olio e la pasta. Questo scenario mette in luce non solo la vulnerabilità del settore, ma anche la necessità di una risposta strategica che possa garantire la sicurezza alimentare e la qualità dei prodotti italiani.
La sovranità alimentare si configura, quindi, non solo come una reazione a crisi straordinarie, ma come un modello sostenibile in grado di fornire cibo di qualità, in linea con le aspettative dei consumatori. È fondamentale evitare che il mercato italiano venga invaso da prodotti che non soddisfano gli stessi standard di sicurezza e sostenibilità, approfittando di lacune normative per ridurre i prezzi. Accordi commerciali come quelli con il Mercosur o il Ceta, che non prevedono reciprocità nelle regole, rappresentano un rischio concreto per il settore.
Le aspettative degli italiani e la questione della sicurezza alimentare
Secondo il rapporto di Coldiretti e Censis, l’88% degli italiani ritiene che ai prodotti importati debbano essere applicati gli stessi standard sanitari e ambientali dei prodotti Made in Italy. Questo evidenzia una crescente consapevolezza tra i consumatori riguardo alla sicurezza alimentare e alla necessità di proteggere le imprese agricole nazionali.
Un esempio emblematico è rappresentato dalle importazioni di grano da Paesi che utilizzano sostanze vietate in Italia, come il glifosato in Canada. Oltre l’82% degli italiani si oppone a tali importazioni, evidenziando un forte desiderio di garantire la salute dei cittadini e la sostenibilità delle aziende agricole. Coldiretti ha denunciato da anni gli effetti negativi di queste pratiche, che non solo mettono a rischio la salute pubblica, ma danneggiano anche le aziende italiane, costrette a vendere il grano a prezzi inferiori ai costi di produzione a causa della concorrenza sleale di prodotti stranieri.
In questo contesto, la difesa della sovranità alimentare italiana diventa non solo una questione di economia, ma anche un imperativo sociale e culturale, volto a garantire un futuro sostenibile e sicuro per il settore agroalimentare nazionale.
