Castel D’Azzano: ricostruzione degli eventi precedenti all’esplosione che ha causato la morte di tre carabinieri

Rosita Ponti

Ottobre 15, 2025

Un forte fischio ha preceduto l’innesco di una molotov, seguito da un’esplosione devastante che ha causato la morte di tre carabinieri in servizio. Questo tragico evento si è verificato il 14 ottobre 2025 a Castel d’Azzano, un comune in provincia di Verona, durante un’operazione di perquisizione in un’abitazione in vista di uno sgombero. Gli inquilini, i tre fratelli Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi, agricoltori con difficoltà economiche e problemi ipotecari, avevano intrapreso una lunga battaglia legale per mantenere la loro casa.

La situazione era già tesa: nel corso dell’anno precedente, i tre fratelli erano saliti sul tetto della loro abitazione minacciando di farla esplodere. La sorella, in un episodio precedente, si era cosparsa di amuchina, segnali premonitori di un comportamento sempre più inquietante.

Il drammatico svolgimento dei fatti

La ricostruzione dei fatti suggerisce che Maria Luisa Ramponi sia stata la responsabile dell’innesco dell’esplosione. Dopo aver acceso una molotov, è stata gravemente ustionata e trasportata in ospedale. Nel frattempo, i suoi fratelli, nascosti in cortile, hanno tentato di fuggire. Dino è stato arrestato immediatamente, mentre Franco è stato rintracciato nei campi circostanti e arrestato nella mattinata successiva.

Questo tragico evento ha colpito profondamente le forze dell’ordine. I tre carabinieri deceduti sono il brigadiere capo qualifica scelta Valerio Daprà, 56 anni, il carabiniere scelto Davide Bernardello, 36 anni, e il luogotenente Marco Piffari, 56 anni. Altri 13 membri dell’Arma sono rimasti feriti, ma nessuno di loro è in pericolo di vita. I feriti sono stati trasportati all’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, dove sono stati assistiti insieme a tre poliziotti e un vigile del fuoco coinvolti nell’operazione.

Le conseguenze e il lutto nazionale

Il lutto per la perdita dei tre carabinieri è stato decretato a livello regionale, con il Comune di Castel d’Azzano che ha proclamato sei giorni di lutto. Funerali di Stato sono stati programmati per i tre uomini, mentre il lutto nazionale è stato fissato per il giorno dell’esequie, che sarà determinato in base alle tempistiche dell’autopsia. Questo rappresenta un momento di grande tristezza per le forze dell’ordine italiane, come sottolineato dal comandante generale Salvatore Luongo, che ha dichiarato che non si registravano perdite così gravi dalla strage di Nassiriya.

Una storia di emarginazione e difficoltà economiche

La tragedia di Castel d’Azzano si inserisce in un contesto di emarginazione e rovina familiare. I fratelli Ramponi, nati in quella casa, avevano continuato a viverci dopo la morte dei genitori. I loro terreni erano stati messi all’asta per far fronte a un mutuo ipotecario, riducendoli a contare solo sull’abitazione, priva di corrente elettrica, e su un ultimo campo in cui allevavano una trentina di mucche, fonte della loro sussistenza. Contestavano la validità del mutuo, sostenendo che fosse stato firmato con una firma falsa.

Le indagini e le prove raccolte

Recentemente, droni avevano catturato immagini di molotov sul tetto dell’abitazione, portando le autorità a decidere di procedere con una perquisizione mirata alla ricerca di armi ed esplosivi. Durante l’approccio al primo piano da parte dei carabinieri, è avvenuta l’esplosione. Le indagini sulle dinamiche dell’evento si concentreranno anche sui filmati delle bodycam, come confermato dal procuratore di Verona, Raffaele Tito. Il magistrato, visibilmente colpito dalla tragedia, ha dichiarato che ci sono elementi per considerare il gesto come omicidio premeditato e volontario, mentre si sta valutando se possa configurarsi come strage. Nell’abitazione sono state rinvenute almeno cinque o sei bombole di gas, che hanno contribuito all’intensità dell’esplosione.

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