Parolin: l’intelligenza artificiale in medicina può disumanizzare la cura

Veronica Robinson

Ottobre 15, 2025

Durante una lezione magistrale tenutasi il 2 maggio 2025 all’Istituto Superiore di Sanità, il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, ha discusso il ruolo dell’intelligenza artificiale nel settore sanitario. Parolin ha evidenziato come tali tecnologie possano rivoluzionare la scoperta di nuovi farmaci, permettendo l’analisi di enormi quantità di dati in tempi significativamente ridotti rispetto ai metodi tradizionali. Questi sistemi potrebbero, infatti, trasformare decenni di lavoro in pochi giorni, offrendo la possibilità di personalizzare le terapie oncologiche in base al profilo genetico di ciascun paziente. Questo approccio non solo aumenterebbe l’efficacia dei trattamenti, ma contribuirebbe anche a ridurre gli effetti collaterali.

Strumenti innovativi per la gestione delle risorse

L’intervento del cardinale ha messo in luce anche l’importanza di strumenti innovativi per migliorare la gestione delle risorse ospedaliere. Questi strumenti potrebbero garantire un accesso più equo alle cure, specialmente nelle aree più remote e svantaggiate del mondo. Parolin ha sottolineato che l’intelligenza artificiale deve essere vista come un potente alleato nella lotta contro la malattia e la sofferenza, enfatizzando il suo potenziale nel migliorare la qualità della vita.

Rischi e disumanizzazione della cura

Tuttavia, il cardinale ha avvertito che accanto ai benefici ci sono anche dei rischi. Ha messo in guardia contro la possibile disumanizzazione della cura, un fenomeno che potrebbe derivare dalla crescente dipendenza dalla tecnologia. Parolin ha descritto questo rischio come una disgregazione dell’atto medico, dove la relazione tra medico e paziente si ridurrebbe a una mera interazione tra un fornitore di servizi e un utente. Ha sottolineato che la relazione medica deve rimanere un’alleanza terapeutica, un patto di fiducia tra due individui: il medico, con la sua competenza e sensibilità, e il paziente, con la sua vulnerabilità e speranza.

Importanza dell’umanità nel rapporto medico-paziente

Il cardinale ha concluso il suo intervento ricordando che, sebbene un algoritmo possa fornire diagnosi precise, non potrà mai sostituire l’umanità e la compassione che caratterizzano il rapporto medico-paziente.

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