Le tensioni nella Striscia di Gaza continuano a crescere, nonostante la recente firma di un piano di pace. La situazione non si limita più a un conflitto tra Hamas e Israele; attualmente, si sta verificando un acceso scontro tra diverse fazioni e clan palestinesi, che si contendono il potere, minacciando ogni possibilità di stabilità. Per approfondire questo tema, abbiamo intervistatoAlberto Pagani, professore all’Università di Bologna e specialista in analisi strategica e intelligence.
Il cessate il fuoco e le prospettive di pace
La liberazione degli ultimi ostaggi e l’entrata in vigore del cessate il fuoco rappresentano un passo significativo, ma non affrontano le problematiche strutturali che affliggono i palestinesi, né portano alla rimozione di Hamas. Da quando il cessate il fuoco è stato implementato, la Protezione civile, sotto il controllo di Hamas, ha riportato il rientro di oltre 500.000 sfollati nel Nord di Gaza. Nel contempo, le organizzazioni umanitarie stanno sollecitando Israele ad aprire ulteriori valichi per facilitare l’ingresso degli aiuti necessari.
La posizione di Hamas sul disarmo
Attualmente, all’interno di Hamas non esiste la volontà di deporre le armi prima della creazione di uno Stato palestinese dotato di un esercito nazionale. Tuttavia, il disarmo potrebbe rappresentare un elemento cruciale per attivare il vasto sforzo internazionale necessario per la ricostruzione umanitaria ed economica della Striscia. La questione del disarmo rimane quindi centrale per il futuro della regione.
Governance di Gaza: la visione di Stati Uniti e Unione Europea
La proposta predominante tra Stati Uniti e Unione Europea è quella di unificare Gaza e Cisgiordania sotto un’Autorità Palestinese rinnovata. L’Autorità Nazionale Palestinese, guidata dal premier Muhammad Mustafa, sta chiedendo a Hamas di cedere il controllo di Gaza e di consegnare le armi. Tuttavia, l’Anp ha attualmente una legittimità limitata tra i palestinesi e la sua capacità di governare è incerta, soprattutto senza un consenso israeliano e un piano di sicurezza credibile.
Possibili modelli di transizione
Un’opzione potrebbe essere l’istituzione di un’Autorità provvisoria a Gaza, supportata dalla comunità internazionale, per gestire la sicurezza e la ricostruzione. Gli Stati Uniti hanno suggerito la creazione di un Centro di coordinamento civile-militare, senza la presenza di truppe statunitensi sul campo, eventualmente con contributi da attori regionali o internazionali. Attualmente, circa 200 militari statunitensi si trovano in Israele per impostare un centro di coordinamento per le operazioni relative a Gaza, in attesa di un’amministrazione stabile.
Il rischio del vuoto di potere
In un contesto di debolezza del potere centrale, c’è il pericolo che clan e milizie locali colmino il vuoto, spesso motivati da interessi economici e criminali piuttosto che politici, portando a una governance frammentata. Questo scenario potrebbe complicare ulteriormente la situazione già instabile della Striscia di Gaza.
Il ruolo delle hamula a Gaza
Le hamula, grandi famiglie allargate che rappresentano l’unità sociale di base tra i palestinesi hadari, sono guidate da un Muktar e offrono sostegno economico e sociale. In assenza di uno Stato forte, queste famiglie stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante, con alcuni clan che si sono trasformati in milizie, sequestrando aiuti per scopi di arricchimento o distribuzione clientelare.
Riferimenti storici per comprendere la situazione attuale
Un parallelo storico citato è l’Operazione Husky del 1943, in cui gli Alleati hanno interagito con clan mafiosi siciliani, rafforzando inavvertitamente la mafia. Analogamente, a Gaza, i clan potrebbero fungere da contropoteri rispetto a Hamas, con conseguenze significative nel medio termine.
Clan influenti a Gaza City e nel Sud della Striscia
A Gaza City, in particolare nei quartieri di Tel al-Hawa e al-Sabra, il clan Dughmush è noto per la sua storica opposizione a Hamas. Nel sud, il clan Abu Tir, attivo nel contrabbando, esercita una notevole influenza politica e sociale. Recentemente, il clan al-Mujaida è emerso tra i gruppi locali anti-Hamas a Khan Yunis, mentre famiglie come al-Husseini e Khalidi mantengono un’importanza sociale.
Dinamiche tribali lungo il confine egiziano
A Rafah, la tribù beduina dei Tarabin ha dominato il contrabbando per decenni. Al suo interno, il clan Abu Shabab, guidato da Yasser Abu Shabab, ha guadagnato potere dopo l’indebolimento di Hamas, gestendo attività illecite e presentandosi come un’opposizione armata al governo di Hamas.
Il paradosso del gruppo di Abu Shabab
Il gruppo di Abu Shabab si propone come garante della sicurezza dei convogli umanitari, richiedendo compensi in cambio della protezione. Tuttavia, è stato accusato di saccheggi e di collaborazioni con forze esterne, con alcuni membri della sua famiglia allargata che hanno chiesto la sua espulsione.
Il presunto sostegno israeliano alla milizia
Fonti israeliane e rapporti di stampa hanno suggerito che il governo di Israele avrebbe fornito supporto al clan di Abu Shabab per creare una milizia anti-Hamas. L’obiettivo sarebbe quello di delegare a attori locali la sicurezza e la distribuzione degli aiuti, basandosi su interessi di potere piuttosto che su ideologie.
Controllo territoriale del clan di Abu Shabab
A partire dalla metà del 2025, il clan ha ampliato la sua influenza su alcune aree di Rafah, operando come un’autorità locale in assenza di un governo forte.
Il ruolo di Hossam al-Astal
Hossam al-Astal, ex ufficiale dell’apparato di sicurezza preventiva palestinese, è emerso come figura di spicco, guidando una “forza d’assalto contro il terrore” a Rafah. Ha dichiarato l’intenzione di rimanere sul territorio per proteggere la popolazione e ha presentato un’agenda che prevede il disarmo di Hamas e la promozione di una vita tranquilla.
Le sfide per Hamas e la gestione del potere a Gaza
Gli scontri recenti hanno messo in evidenza le carenze di risorse e addestramento di Hamas. La battaglia per il controllo del potere è tutt’altro che conclusa, con conflitti interni che potrebbero portare a nuove violenze.
Le prospettive future per Gaza
Per stabilizzare Gaza, è necessario un “pacchetto integrato” che includa un cessate il fuoco duraturo, l’apertura dei valichi per gli aiuti e una governance transitoria credibile. Senza questi elementi, il controllo rimarrà nelle mani di chi gestisce le armi e le risorse, come clan e milizie.
Il futuro politico della regione
La soluzione a due Stati continua a essere l’orizzonte condiviso da Stati Uniti e Unione Europea. Tuttavia, senza una rinnovata legittimazione dell’Anp e un accordo di sicurezza accettabile per gli attori locali, sarà difficile raggiungere un equilibrio duraturo a Gaza.
