L’ipotesi di reato di strage è stata formulata dal Pubblico Ministero Silvia Facciotti nei confronti dei tre fratelli Ramponi, Franco, Dino e Maria Luisa. Secondo le indagini, i tre avrebbero tentato di uccidere chiunque si trovasse nel loro raggio d’azione, senza distinzione. La Procura di Verona ha inoltre contestato i reati di resistenza e detenzione di esplosivi. Maria Luisa, attualmente ricoverata in ospedale, avrĂ bisogno di tempo per riprendersi. L’esplosione del casolare avvenuta a Castel d’Azzano ha causato la morte dei tre carabinieri: Marco Piffari, Valerio DaprĂ e Davide Bernardello.
Una tragedia innescata dai Ramponi
La sequenza tragica è iniziata con Maria Luisa Ramponi che ha acceso una molotov. Le immagini delle bodycam mostrano come, utilizzando un accendino, abbia fatto esplodere una delle bombole di gas presenti nella loro abitazione, mentre i Reparti Speciali dell’Arma stavano eseguendo una perquisizione alla ricerca di esplosivi. I Ramponi, agricoltori privi di allacci di luce e gas, avevano lanciato minacce di far esplodere l’immobile. I carabinieri li seguivano da tempo, e tra febbraio e maggio, l’utilizzo di droni ha rivelato la presenza di bottiglie molotov sul tetto della loro casa.
La casa all’asta
I fratelli Ramponi avevano giĂ minacciato di far esplodere tutto in segno di protesta contro il pignoramento della loro abitazione, dovuto a debiti non saldati derivanti da un mutuo di cui non avevano mai pagato le rate. Questa situazione si protraeva dal 2018. Il 23 ottobre 2025, la casa sarebbe dovuta andare all’asta. Le autopsie dei tre carabinieri deceduti sono programmate per domani, giovedì 16 ottobre.
L’ultimo saluto
A Padova, si svolgerĂ l’ultimo saluto in Prato della Valle, con la camera ardente allestita presso il Comando regionale in attesa dei funerali, previsti per domani, venerdì, alle 16 nella Basilica di Santa Giustina. SarĂ presente anche il Capo dello Stato Mattarella. La vicenda ha colpito profondamente il sindaco di Castel d’Azzano, Elena Guadagnini, che ha dichiarato come il Comune avesse cercato ripetutamente di trovare una soluzione per i Ramponi, offrendo loro un alloggio e assistenza, sempre rifiutati.
