Tensioni tra Stati Uniti e Venezuela: Trump attiva la CIA, Maduro si rivolge all’ONU

Rosita Ponti

Ottobre 16, 2025

L’ammissione di Donald Trump riguardo alle operazioni della CIA in Venezuela ha segnato un punto di svolta nelle relazioni tra gli Stati Uniti e il regime di Nicolás Maduro. In una dichiarazione rilasciata il 15 ottobre 2025, il presidente statunitense ha confermato di aver autorizzato l’agenzia di intelligence a compiere attività segrete nel Paese sudamericano, non escludendo la possibilità di attacchi di terra contro i narcotrafficanti. Questo sviluppo ha portato le tensioni già elevate a un livello senza precedenti.

La decisione di Trump e il coinvolgimento della cia

L’autorizzazione concessa alla CIA, riportata dal New York Times, si propone di rimuovere Maduro dal potere. L’agenzia ha la facoltà di eseguire operazioni letali e ha avviato una serie di attività nel Mar dei Caraibi. Gli Stati Uniti avevano già messo sul piatto 50 milioni di dollari per informazioni utili all’arresto e alla condanna di Maduro, accusato di narcotraffico. Trump ha giustificato la sua decisione con due motivazioni principali: la crescente migrazione di venezuelani verso gli Stati Uniti e il preoccupante aumento del traffico di droga.

Il presidente ha criticato le attuali misure della Guardia Costiera, ritenendole inefficaci nel fermare i carichi di droga via mare. Ha sottolineato che le rotte marittime sono ora “sotto controllo”, spostando l’attenzione verso le rotte terrestri. Trump ha affermato che il Venezuela “sta sentendo la pressione” e ha lasciato aperta la possibilità di attacchi terrestri nel Paese. Tuttavia, ha evitato di confermare se la CIA avesse l’autorità di “neutralizzare” Maduro, definendo la domanda “ridicola”.

Queste dichiarazioni si inseriscono in un contesto di crescente presenza militare statunitense nella regione. Ad agosto, gli Stati Uniti hanno schierato otto navi da guerra e un sottomarino nucleare al largo delle coste venezuelane, eseguendo almeno cinque attacchi in mare contro imbarcazioni sospettate di traffico di droga, con un bilancio di 27 morti. Il governo venezuelano ha denunciato l’illegittima uccisione di civili.

La reazione del governo venezuelano

Nicolás Maduro ha reagito con fermezza alle dichiarazioni di Trump, condannando le azioni statunitensi. Durante una trasmissione televisiva, ha affermato che “l’America Latina non vuole, non ha bisogno e ripudia i golpe della CIA“. Il presidente venezuelano ha fatto riferimento al golpe in Cile del 1973, sostenendo che gli Stati Uniti utilizzano il narcotraffico come pretesto per giustificare un’operazione di cambio di regime e appropriarsi delle vaste riserve petrolifere del Venezuela.

In risposta al dispiegamento militare statunitense, il governo venezuelano ha avviato manovre militari, incluse esercitazioni al confine con la Colombia e la mobilitazione di riservisti in tutto il Paese. Il governo ha attivato l’Organo di Direzione per la Difesa Integrale (ODDI) e le Zone Operative di Difesa Integrale (ZODI) per coordinare la difesa, schierando forze anche nei quartieri popolari di Caracas, come Petare e Catia. Il ministro degli Esteri Yván Gil ha dichiarato che le affermazioni di Trump rappresentano una violazione del diritto internazionale e ha annunciato che la Missione Permanente presso le Nazioni Unite porterà la questione davanti al Consiglio di Sicurezza.

Preoccupazioni in colombia

Gustavo Petro, presidente della Colombia, ha espresso preoccupazione per le dichiarazioni di Trump riguardo a possibili attacchi in Venezuela. Ha sottolineato che le forze statunitensi hanno già affondato diverse imbarcazioni in acque internazionali, causando la morte di circa trenta persone. Petro ha avvertito che l’inasprimento della lotta al narcotraffico, come voluto dagli Stati Uniti, potrebbe portare a una possibile invasione del Venezuela.

Le dichiarazioni di Petro sono arrivate mentre il governo colombiano celebrava la distruzione delle armi di un gruppo di guerriglia dissidente delle ex Farc, con cui Bogotá sta cercando di negoziare un accordo di pace. La situazione nella regione continua a essere instabile, con il rischio di ulteriori escalation militari.

Un conflitto di lunga data

Le tensioni tra gli Stati Uniti e il regime di Maduro non sono nuove. Gli Stati Uniti si sono opposti al governo venezuelano sin dal 2019, quando l’amministrazione Trump ha riconosciuto Juan Guaidó come presidente ad interim. L’ostilità statunitense era già evidente durante il lungo mandato di Hugo Chávez, con Washington che non tollerava un regime socialista nel proprio “cortile di casa”.

Questa politica si è tradotta in sanzioni economiche, un embargo petrolifero e, nel 2020, nell’emissione di una ricompensa di 50 milioni di dollari per informazioni utili all’arresto di Maduro. Nonostante la grave crisi economica e sociale, il regime ha mostrato resilienza, sostenuto da potenze come Cina e Russia. L’amministrazione Biden ha tentato di avviare colloqui segreti, offrendo la grazia a Maduro in cambio delle sue dimissioni, ma quest’ultimo ha rifiutato.

Nel 2025, il Premio Nobel per la Pace è stato assegnato a María Corina Machado, leader dell’opposizione, per il suo impegno nella promozione dei diritti democratici in Venezuela. Machado ha sostenuto l’aumento della presenza militare statunitense nei Caraibi. Nel frattempo, Maduro ha consolidato il suo potere, rafforzando il ruolo delle forze armate e utilizzando il sistema giudiziario per reprimere i dissidenti. Le sue vittorie elettorali sono state contestate dall’opposizione e dalla comunità internazionale, mentre il governo continua a respingere le accuse di illegittimità, sostenendo che le azioni degli Stati Uniti mirano a un illegittimo “cambio di regime”.

×