Tumori: la Cina supera Stati Uniti e Italia nella ricerca, oncologi richiedono un’Agenzia nazionale specifica

Veronica Robinson

Ottobre 18, 2025

Il congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo), che si tiene a Berlino nel mese di ottobre 2025, ha evidenziato l’urgenza di incrementare gli investimenti nella ricerca oncologica in Italia. Giuseppe Curigliano, presidente eletto della società, ha messo in risalto come il nostro Paese si trovi in una posizione svantaggiata rispetto a potenze come la Cina e gli Stati Uniti. Un dato allarmante è che il 70% dei farmaci antitumorali innovativi proviene dalla Cina, il che pone serie preoccupazioni sulla dipendenza italiana da fornitori esteri per i trattamenti oncologici.

La situazione della ricerca oncologica in italia

Nel corso del congresso, Curigliano ha dichiarato che l’Italia occupa attualmente il terzo posto nel mondo per la qualità della ricerca, ma ha avvertito del crescente rischio di dipendenza dai farmaci provenienti dall’Asia. “È fondamentale investire tra l’1,5 e il 2% del nostro PIL in ricerca“, ha affermato, sottolineando che al momento solo l’1,3% è destinato a questo settore. Tra le proposte di Curigliano c’è la creazione di un’Agenzia italiana dedicata alla ricerca, simile all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che possa garantire un budget annuale stabilito dal ministero dell’Economia.

Il futuro della ricerca oncologica

Massimo Di Maio, presidente eletto dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), ha confermato che la ricerca oncologica in Italia è sotto pressione a causa della mancanza di risorse. Nonostante i ricercatori italiani abbiano ricevuto riconoscimenti a livello internazionale, la carenza di finanziamenti sta compromettendo i progressi ottenuti. Di Maio ha enfatizzato l’importanza di un impegno strutturale e duraturo per sostenere la ricerca, evidenziando che attualmente gran parte della ricerca accademica è finanziata dalle industrie farmaceutiche invece che da fondi pubblici.

Curigliano ha avvertito che, se l’Italia non inizia a investire seriamente in innovazione e ricerca, il rischio è quello di perdere ulteriormente terreno rispetto a Paesi come la Cina, dove i tempi di arruolamento e produzione di dati sono significativamente più rapidi. La preoccupazione principale è che con il crescente predominio della Cina nell’innovazione scientifica, il nuovo centro nevralgico della ricerca potrebbe spostarsi dall’Occidente all’Asia.

Proposte per il rilancio della ricerca

Per affrontare le sfide attuali, Curigliano ha proposto la creazione di un’Agenzia nazionale della ricerca, capace di garantire un budget adeguato e centralizzato, simile a quelle esistenti in Paesi come Stati Uniti, Cina e Giappone. La proposta prevede un incremento dei fondi destinati alla ricerca, con l’obiettivo di investire almeno l’1,5-2% del PIL, per assicurare che l’Italia rimanga competitiva nel panorama della ricerca oncologica globale.

La situazione attuale richiede un’attenzione immediata e un cambiamento di rotta per garantire che l’Italia non venga superata da altri Paesi nella lotta contro il cancro, sia in termini di innovazione che di accesso ai trattamenti. La collaborazione internazionale potrebbe rappresentare una strategia vincente per affrontare le sfide future nel campo della ricerca oncologica.

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