Un tragico episodio ha scosso le acque del Mediterraneo. Circa settanta migranti, tutti provenienti dall’area subsahariana, hanno tentato di attraversare il mare su un’imbarcazione in ferro, partendo dalle coste tunisine nei pressi di Mahdia. Purtroppo, l’imbarcazione si è ribaltata, causando la morte di quaranta di loro, inghiottiti dalle onde di un mare che si conferma tra i più pericolosi per chi cerca di raggiungere l’Europa senza poter ricorrere a vie legali. Fonti tunisine hanno riferito che tra le vittime ci sarebbero stati anche neonati.
Un’ennesima tragedia in mare
Questo incidente si inserisce in un contesto drammatico di immigrazione che sembra non conoscere fine. Solo pochi giorni fa, un’altra imbarcazione, partita dalla Libia con a bordo 35 persone, si è ribaltata al largo di Malta. Nonostante la segnalazione da parte di AlarmPhone, i soccorsi, coordinati dalle autorità maltesi, sono giunti troppo tardi. Dei passeggeri, undici sono riusciti a salvarsi, mentre una salma è stata trasferita a Lampedusa. Le operazioni di ricerca dei dispersi hanno visto coinvolte unità navali e aeree della Guardia Costiera italiana, della Guardia di Finanza e di Frontex, con solo sette salme recuperate e portate a Porto Empedocle dalla nave Dattilo.
Le difficoltà a Lampedusa
Domenica scorsa, a Lampedusa, sono sbarcate due salme e 91 migranti, alcuni dei quali in condizioni critiche a causa di intossicazione da idrocarburi. Quattro di loro sono stati immediatamente trasferiti in ospedali siciliani. Tragicamente, uno di questi è deceduto a Trapani due giorni dopo il suo arrivo. La situazione a Lampedusa è sempre più complessa, con l’hotspot che spesso supera le 800 presenze. Oltre ai migranti provenienti da nazioni africane e mediorientali, si registrano ora anche arrivi di palestinesi in fuga da Gaza, transitando attraverso l’Egitto e la Libia.
Un flusso migratorio inarrestabile
I flussi migratori via mare continuano senza sosta, e le autorità si trovano a fronteggiare una crisi umanitaria di proporzioni sempre più ampie. La mancanza di vie legali per l’immigrazione costringe molte persone a rischiare la vita in mare, mettendo a repentaglio non solo il loro futuro, ma anche quello dei più vulnerabili, come i bambini. La situazione a Lampedusa, con una pressione costante sugli hotspot, richiede un’attenzione urgente e misure efficaci per affrontare questa emergenza che continua a ripetersi in un ciclo ininterrotto di tragedie.
