Affitti brevi, imposta sui dividendi e riduzioni ai Ministeri: scontro Tajani-Salvini

Rosita Ponti

Ottobre 24, 2025

Sembra che sia trascorsa un’era da quando, il 22 dicembre 2025, a Palazzo Chigi, il Vicepremier Antonio Tajani e il suo omologo Matteo Salvini si sono presentati insieme alla Premier Giorgia Meloni e al Ministro Giancarlo Giorgetti per l’annuncio della Legge di Bilancio. Tuttavia, il documento, giunto in Senato, ha scatenato una vera e propria guerra fredda tra i due leader, con accuse reciproche che hanno rivelato le fratture all’interno della maggioranza di governo. La Premier, attualmente impegnata a Bruxelles, ha manifestato il suo disappunto per quelle che definisce “liti da cortile”, un clima di tensione che offre un facile bersaglio alle opposizioni, pronte a sfruttare le divisioni interne.

Il malessere all’interno della maggioranza è sempre più evidente. Molti membri, pur apprezzando l’impianto della manovra, sostengono che il testo sia frutto di scelte tecniche piuttosto che politiche. “Non è sostenibile fare cassa in questo modo,” affermano i dissidenti, sottolineando l’inadeguatezza di cercare maggiori entrate attraverso un aumento delle tasse sulle imprese, simile a una patrimoniale.

Relatori della legge di bilancio: chi saranno?

Nella discussione riguardante i relatori della Legge di Bilancio, si delineano quattro nomi chiave: Dario Damiani di Forza Italia, Massimo Garavaglia o Marco Dreosto della Lega, Mario Borghese di Nm-Maie e probabilmente Guido Liris di Fratelli d’Italia. Ci sono possibilità di “aggiustamenti” nel testo, a condizione che non compromettano la struttura di base, come avvertito dal Ministro Luca Ciriani, responsabile dei Rapporti con il Parlamento.

Ciriani ha chiarito che “l’impianto della Finanziaria è chiuso”, il che implica che le modifiche parlamentari avranno a disposizione solo 100 milioni di euro – una somma esigua rispetto ai 18,7 miliardi previsti dalla manovra, rendendo così impossibili cambiamenti significativi.

Contestazioni interne: affitti e tassazione sotto scrutinio

Nella mattinata del 23 dicembre, Antonio Tajani ha deciso di rompere il silenzio, lanciando un attacco diretto contro il Ministero dell’Economia e della Finanza e la Ragioneria generale dello Stato. Ha criticato “qualche grand commis” accusandolo di voler “punire” e “reintegrare le tasse”. Le sue osservazioni si sono concentrate in particolare sull’intervento sugli affitti brevi e sulla nuova tassazione sui dividendi, punti su cui, in teoria, vi è accordo anche con Matteo Salvini, nonostante Giorgetti avesse difeso la norma in Parlamento.

Tajani ha affermato: “Noi non eravamo a conoscenza di questo”, esortando a riflettere su una “visione abbastanza liberale”. Inoltre, ha espresso irritazione riguardo all’IRAP delle banche, definita un “tributo rapina”, criticando il fatto che si colpiscano le banche nazionali senza toccare i colossi del web, in linea con le recenti dichiarazioni di Marina Berlusconi sul potere delle Big Tech.

Infrastrutture: il conflitto tra Roma e Milano

La Lega ha risposto alle critiche di Tajani, aprendo un nuovo fronte sulle nomine delle autorità portuali. Matteo Salvini ha espresso il suo disappunto per i nomi “incagliati da mesi in Senato”, accusando un partito della maggioranza, in riferimento a Forza Italia, di ostacolare le decisioni. Tajani ha prontamente invitato Salvini a concentrarsi sui tagli alla Metro C di Roma, evidenziando il definanziamento emerso dalle tabelle della Legge di Bilancio.

La Lega ha replicato parlando di “riprogrammazione” anziché di un vero e proprio taglio, ammettendo però che ci sia stato un effettivo ridimensionamento della linea M4 di Milano, attribuendo la responsabilità alla Ragioneria che avrebbe disposto “unilateralmente dei definanziamenti provvisori”. All’interno del partito di via della Scrofa, ci sono opinioni contrastanti: alcuni considerano il confronto come “assolutamente normale”, mentre altri temono che possa danneggiare l’intera coalizione.

Le opposizioni attaccano: caos nel governo

Il centrosinistra ha colto l’opportunità per attaccare, evidenziando le divisioni all’interno del Governo. La Segretaria del PD, Elly Schlein, ha commentato sarcasticamente che i Vicepremier Tajani e Salvini avrebbero votato in Consiglio dei Ministri una manovra a loro insaputa, sottolineando la confusione nella cabina di regia.

Il Movimento Cinque Stelle ha criticato la mancanza di una visione strategica, con Stefano Patuanelli che ha descritto il governo come “senza idee per il futuro”. Secondo Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera, la manovra non affronta le reali necessità del paese, come il rincaro della spesa per le famiglie e le imprese, e non prevede investimenti significativi nel settore sanitario, che ha raggiunto il minimo storico negli ultimi anni.

×