Dal 30 ottobre 2025, l’Italia avrà accesso per la prima volta a un vaccino contro la chikungunya. Si tratta di un vaccino ricombinante a base di Vlp (virus-like particles), già autorizzato negli Stati Uniti, nell’Unione Europea e nel Regno Unito, capace di stimolare una risposta anticorpale protettiva.
Approvazione del vaccino
La Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha approvato il vaccino a maggio 2025, e la sua disponibilità sul mercato rappresenta un passo significativo nella lotta contro questa malattia. La notizia è stata annunciata durante il simposio intitolato “Chikungunya: scenari futuri e strategie di prevenzione e controllo”, tenutosi nel contesto del 58° Congresso Nazionale della Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) a Bologna.
Studi clinici e sicurezza
Attualmente, esiste anche un altro vaccino vivo attenuato disponibile in Stati Uniti e Canada, ma non è accessibile in Italia, poiché l’Ema ha avviato un riesame di sicurezza. Gli studi clinici sul vaccino ricombinante hanno dimostrato una robusta sierorisposta 21 giorni dopo la somministrazione, con un’immunità protettiva che inizia a svilupparsi già 7 giorni dopo la vaccinazione, mostrando un profilo di sicurezza positivo.
Tipologia di vaccino e benefici
Il vaccino a base di Vlp è un tipo di vaccino a subunità non infettivo, indicato per soggetti dai 12 anni in su. Contiene proteine che imitano il virus senza provocare la malattia, assicurando che un ampio spettro di persone possa beneficiare della vaccinazione. Giovanni Rezza, professore di Igiene all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, ha sottolineato l’importanza di avere a disposizione vaccini efficaci, non solo per chi si reca in zone endemiche o colpite da epidemie, ma anche per contenere eventuali focolai autoctoni nel Paese.
Rischi e misure preventive
Caterina Rizzo, professore ordinario di Igiene e Medicina Preventiva presso il Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia dell’Università di Pisa, ha evidenziato come gli studi più recenti confermino che la zanzara tigre ha colonizzato completamente il territorio italiano, aumentando il rischio di casi autoctoni. Nonostante l’adozione di misure preventive, evitare le punture di questo insetto, attivo prevalentemente di giorno, risulta complesso. L’approvazione del vaccino ricombinante rappresenta una svolta significativa, fornendo una valida opzione di protezione per viaggiatori e popolazioni a rischio, integrandosi con le misure di controllo dei vettori e la sorveglianza epidemiologica.
Informazioni sul virus e casi in Italia
Il virus della chikungunya è veicolato dalla zanzara del genere Aedes albopictus, nota come zanzara tigre, ed è endemico in diverse aree dell’Asia e dell’Africa. Negli ultimi anni, anche l’Italia ha registrato diversi focolai, con i più recenti verificatisi nell’estate del 2025 in Emilia-Romagna (Carpi) e Veneto (Val Policella).
Statistiche e prevenzione
Fino al 7 ottobre 2025, secondo i dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), sono stati segnalati 398 casi di infezione diagnosticata, un incremento notevole rispetto ai 17 casi registrati nel 2024. Oltre il 75% delle persone infette sviluppa sintomi, tra cui febbre, eruzione cutanea, affaticamento, mal di testa e, frequentemente, dolori articolari intensi e debilitanti. In più del 40% dei casi, gli effetti possono diventare cronici. Attualmente, non esiste un trattamento specifico per la chikungunya. La vaccinazione, unita a una corretta educazione dei viaggiatori su come evitare le punture di zanzara, rappresenta una strategia fondamentale per la prevenzione.
