Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha recentemente dichiarato la determinazione di Israele a condurre operazioni militari a Gaza senza cercare l’approvazione di alcun paese. Durante una riunione di gabinetto, Netanyahu ha affermato che “Israele attacca a propria discrezione” e ha sottolineato che non intende sottostare a pressioni esterne, in particolare da parte degli Stati Uniti.
Truppe internazionali per la stabilizzazione a Gaza
Funzionari della difesa israeliana hanno rivelato che una nuova forza internazionale, destinata a stabilizzare la Striscia di Gaza, includerà soldati provenienti da Pakistan, Indonesia e Azerbaigian. Questa informazione è emersa durante un briefing riservato tenuto la scorsa settimana per i membri della Commissione Affari Esteri e Difesa della Knesset. L’Indonesia ha ufficialmente proposto l’invio di truppe, mentre l’Azerbaigian ha confermato la sua disponibilità a partecipare. L’obiettivo di questa missione è garantire la sicurezza nell’area, in un contesto di persistenti tensioni.
Gaza: un tribunale denuncia genocidio
Recentemente, il Tribunale di Gaza ha emesso un giudizio che accusa Israele di genocidio nei confronti dei palestinesi. Questa istituzione non ufficiale, che ha sede a Londra, ha condotto un processo di quattro giorni a Istanbul, presieduto dall’ex relatore speciale delle Nazioni Unite Richard Falk. Il tribunale ha raccolto testimonianze e prove per supportare le sue affermazioni, affermando che i responsabili israeliani e i loro sostenitori non dovrebbero sfuggire alla giustizia.
Israele e la questione degli ostaggi
Israele ha dichiarato di non sapere la posizione di quattro dei tredici corpi di ostaggi attualmente detenuti da Hamas a Gaza. Il capo di Stato maggiore israeliano, Eyal Zamir, ha recentemente discusso del tema con il vice presidente americano J.D. Vance, sottolineando le difficoltà nel recuperare i resti del soldato Hadar Goldin, ucciso nel 2014. Le autorità israeliane ritengono che Hamas potrebbe restituire alcune salme, ma il gruppo ha affermato di necessitare assistenza per localizzarle.
La situazione umanitaria a Gaza
Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, ha parlato della fragile tregua a Gaza, sottolineando che, sebbene i bombardamenti siano diminuiti, gli scontri continuano. Durante l’evento “Osare la pace” a Roma, Pizzaballa ha evidenziato la scarsità di aiuti umanitari, affermando che nonostante qualche progresso, la situazione rimane critica. Ha anche menzionato che ci sono stati sviluppi recenti riguardo alla questione delle salme degli ostaggi, grazie all’intervento dell’Egitto.
Operazioni di ricerca degli ostaggi
Le Forze di Difesa Israeliane si sono ritirate da un’area della Striscia di Gaza dove sono in corso ricerche per recuperare i corpi degli ostaggi. In questa zona, le operazioni sono condotte da miliziani di Hamas, squadre della Croce Rossa e agenti egiziani. Questo sviluppo rappresenta un cambiamento significativo nel quadro delle operazioni di ricerca, che continuano a essere complicate dalla situazione di sicurezza instabile.
Attacchi aerei in Libano
Il conflitto si estende anche in Libano, dove un attacco aereo israeliano ha causato la morte di due persone, portando il bilancio totale a dieci vittime dall’inizio delle ostilità . Gli attacchi si sono concentrati nel sud del Libano, nonostante un cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah. Le autorità libanesi hanno confermato le perdite e continuano a monitorare la situazione.
Il futuro delle armi di Hamas
Il leader di Hamas, Khalil al-Hayya, ha dichiarato che le armi del gruppo sono legate all’occupazione israeliana e che, se questa dovesse terminare, le armi verrebbero consegnate. Al-Hayya ha anche affermato che Hamas è aperto a trasferire le responsabilità amministrative di Gaza a un organismo nazionale palestinese e ha chiesto un maggior intervento internazionale per affrontare la crisi umanitaria.
Il bilancio delle vittime a Gaza
Secondo le autorità sanitarie di Gaza, il numero delle vittime palestinesi ha raggiunto 68.519, con oltre 170.000 feriti dall’inizio del conflitto il 7 ottobre 2023. Nonostante il cessate il fuoco, le autorità continuano a registrare morti e feriti, evidenziando la gravità della situazione umanitaria e la necessità di un intervento immediato.
