Minaccia il docente dopo la sospensione: la Cassazione lo assolve per protesta

Rosita Ponti

Ottobre 28, 2025

Un giovane studente è stato al centro di una controversia legale dopo aver espresso frasi ritenute minacciose nei confronti del suo professore di Educazione fisica, accusato di averlo sospeso per 25 giorni. La vicenda, avvenuta in un’istituzione scolastica milanese, ha portato alla condanna del ragazzo da parte del Tribunale dei minorenni e della Corte d’Appello di Milano per resistenza a pubblico ufficiale. Tuttavia, la Corte di Cassazione, in un recente pronunciamento, ha annullato la sentenza di condanna, aprendo la strada a un nuovo processo d’Appello.

Le dichiarazioni del giovane

L’episodio è stato riportato dal quotidiano Messaggero. Durante una lezione, lo studente si è rivolto al docente con le parole: “Appena finisce la scuola vengo a trovarti, non è una minaccia ma un avvertimento”. Questa affermazione, considerata minacciosa dai giudici di primo e secondo grado, ha portato alla condanna per resistenza a pubblico ufficiale. Tuttavia, la Cassazione ha ritenuto che il giovane non avesse l’intenzione di ostacolare l’applicazione della sanzione, poiché il provvedimento disciplinare era già stato emesso. Secondo i giudici, le parole del ragazzo rappresentano piuttosto una protesta contro una punizione già inflitta.

Interpretazione giuridica della Corte

I magistrati della Cassazione hanno chiarito che il reato di resistenza a pubblico ufficiale implica una condotta illecita finalizzata a impedire l’esecuzione di un atto d’ufficio. In questo caso, la frase pronunciata dallo studente non dimostrava l’intento di ostacolare l’azione del docente. La Corte ha affermato che l’espressione si configurava come una forma di indebita rimostranza verso un provvedimento già adottato. Pertanto, le parole non potevano essere interpretate come un tentativo di opporsi all’atto d’ufficio, bensì come una contestazione della decisione del pubblico ufficiale.

Prospettive del nuovo processo

Nonostante l’annullamento della condanna, la Cassazione ha riconosciuto che il giovane ha effettivamente pronunciato una frase minacciosa e lesiva dell’onore del pubblico ufficiale durante il suo operato. Tuttavia, i giudici hanno sottolineato che non è stata accertata l’intenzione di impedire il proseguimento della lezione o l’adozione di ulteriori misure disciplinari. Il nuovo processo d’Appello dovrà quindi chiarire se le affermazioni del ragazzo possano essere qualificate come oltraggio o minaccia, aprendo un ulteriore capitolo in questa complessa vicenda legale.

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