I Finanzieri del Comando Provinciale di Varese hanno portato a termine un’importante operazione contro le frodi nel settore degli incentivi pubblici. Il 10 gennaio 2025, le autorità hanno scoperto tre società, controllate da imprenditori spagnoli, che avevano ottenuto indebitamente oltre 5 milioni di euro in incentivi per la produzione di energia solare da fonti rinnovabili. Questa attività è stata condotta nell’ambito di un’inchiesta mirata a contrastare le indebite erogazioni di risorse pubbliche.
Indagine e analisi delle società
L’indagine, condotta dalla Compagnia di Gallarate, ha preso avvio dall’analisi delle aziende operanti nel settore dell’energia elettrica nella provincia di Varese. Durante questo processo, è emersa la presenza di numerose imprese con un capitale sociale esiguo, ma proprietarie di impianti fotovoltaici di notevole valore, situati principalmente nelle regioni del centro e sud Italia. Queste aziende erano amministrate da soggetti stranieri, domiciliati in Italia ma non effettivamente residenti.
Le indagini hanno approfondito le posizioni delle società coinvolte, esaminando anche i conti correnti bancari. Dall’analisi è emerso un flusso di denaro in entrata proveniente dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE), l’ente pubblico responsabile per l’erogazione degli incentivi per la produzione di energia elettrica. Tuttavia, le somme ricevute venivano immediatamente trasferite all’estero, principalmente in Spagna, senza alcuna giustificazione commerciale credibile.
Frode nell’autorizzazione e costruzione degli impianti
Successivamente, le autorità hanno esaminato le modalità di autorizzazione e costruzione dei parchi fotovoltaici realizzati dalle società sotto indagine. È emerso che, con la complicità di un cittadino italiano, le aziende avevano richiesto tre autorizzazioni separate a un Comune delle Marche, dichiarando falsamente di installare tre piccoli impianti fotovoltaici. Questa manovra ha permesso loro di ottenere incentivi maggiori dal GSE, poiché gli incentivi per i piccoli produttori sono superiori per compensare i costi più elevati rispetto a quelli di impianti di dimensioni maggiori, che devono ottenere l’Autorizzazione Unica Ambientale dalla Provincia. In realtà, si trattava di un unico impianto fotovoltaico, collegato a una sola centralina elettrica e protetto da una recinzione unica.
Sequestro e tutela dei fondi pubblici
La situazione è stata portata all’attenzione della Procura della Repubblica di Roma, competente per i reati legati all’indebita erogazione di incentivi pubblici. Gli inquirenti hanno richiesto il sequestro urgente delle somme illecitamente percepite, considerando anche i significativi trasferimenti di denaro all’estero. Il Pubblico Ministero ha ordinato il blocco dei conti correnti utilizzati per ricevere i pagamenti dal GSE e ha imposto un vincolo su tutti i beni degli indagati per un valore superiore ai 5 milioni di euro.
L’operazione della Guardia di Finanza rappresenta un’importante azione per garantire il corretto utilizzo dei fondi pubblici, mirando a sostenere la crescita produttiva e occupazionale. Grazie a questo intervento, è stato possibile evitare ulteriori erogazioni di circa 3 milioni di euro che il GSE avrebbe potuto erogare fino al 2031 alle aziende coinvolte nell’inchiesta.
