L’Intelligenza Artificiale si sta affermando come un nuovo punto di riferimento per i giovani, in un contesto in cui molti adolescenti si sentono trascurati e privi di supporto emotivo da parte degli adulti. Secondo un’indagine condotta dall’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo (Di.Te.) in collaborazione con Skuola.net, il 46% degli adolescenti tra i 10 e i 20 anni ha fatto ricorso all’IA per esprimere le proprie emozioni, evidenziando un fenomeno in crescita che merita attenzione.
Il bisogno di ascolto tra i giovani
Un dato significativo emerso dall’indagine è che oltre il 70% degli adolescenti manifesta un forte desiderio di essere ascoltato in modo autentico. Più di un quinto di loro ha dichiarato che questa esigenza è costante, suggerendo una richiesta pressante di connessione emotiva con gli adulti. Tuttavia, la realtà è ben diversa: molti di questi ragazzi non riescono a trovare spazi di ascolto nella vita quotidiana. Circa il 65% desidera ricevere maggiore supporto emotivo da chi li circonda, esprimendo la necessità di gesti che comunichino presenza e comprensione piuttosto che semplice controllo.
In questo contesto, il 60% dei ragazzi ammette di avere difficoltà a esprimere le proprie emozioni faccia a faccia. La comunicazione autentica appare sempre più complicata, con timori e aspettative che rendono difficile aprirsi agli altri. Questo scenario evidenzia una mancanza di spazi sicuri in cui i giovani possano condividere le proprie fragilità senza timore di giudizi.
Il confronto sociale e le sue conseguenze
Il peso del confronto sociale si inserisce in un quadro già complesso. Il 68% degli intervistati riconosce che l’approvazione altrui influisce sulla propria autostima, spesso più di quanto desidererebbero. Questo filtro distorto attraverso cui osservano la realtà porta il 58% a credere che gli altri siano più felici e realizzati. La percezione di vite “perfette” sui social media alimenta un senso di inadeguatezza, con il 52% degli adolescenti che soffre per questo continuo confronto.
In aggiunta, il 51% teme il giudizio altrui nel momento in cui tenta di mostrare le proprie vulnerabilità . Questa pressione silenziosa si traduce in un rifugio nei contesti digitali, dove molti giovani trovano un ambiente percepito come meno rischioso.
L’intelligenza artificiale come confidente
Un aspetto sorprendente emerso dall’indagine è il crescente ruolo dell’Intelligenza Artificiale come interlocutore emotivo. Il 46% dei ragazzi ha già utilizzato strumenti di IA generativa, come ChatGPT, per discutere delle proprie emozioni. Un giovane su dieci lo fa regolarmente, evidenziando una nuova forma di interazione emotiva.
Questo fenomeno non è da sottovalutare. L’IA viene vista come un ambiente meno giudicante rispetto agli adulti, in grado di ascoltare senza pregiudizi. Il 66% dei ragazzi sostiene di sentirsi ascoltato senza giudizio, mentre il 64% afferma di sentirsi compreso dall’algoritmo. Questo comportamento suggerisce un cambiamento significativo nella percezione dell’IA, che viene considerata un valido supporto emotivo in momenti di difficoltà .
Desiderio di autenticità e connessione umana
Nonostante la crescente dipendenza dall’IA, molti giovani esprimono un desiderio di tornare a interazioni più autentiche e “analogiche”. Il 59% degli intervistati afferma che starebbe meglio se i social media scomparissero, indicando una ricerca di spazi in cui poter essere se stessi senza la pressione del confronto. Questo desiderio di autenticità si traduce in una volontà di riappropriarsi di relazioni interpersonali più genuine.
Il ruolo degli adulti e la necessità di un cambiamento
Gli esperti esprimono preoccupazione per questi dati, sottolineando che la generazione attuale non desidera meno tecnologia, ma piuttosto una maggiore presenza e supporto da parte degli adulti. Giuseppe Lavenia, Presidente di Di.Te., afferma che se un’IA diventa l’unico luogo in cui i ragazzi si sentono ascoltati, il problema risiede nella solitudine e non nella tecnologia stessa. Anche Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net, evidenzia la necessità di un approccio educativo che non lasci i giovani soli, suggerendo che la tecnologia può essere un alleato se utilizzata in modo appropriato.
