Il recente rapporto dell’Agenas sulle performance delle strutture sanitarie italiane ha messo in luce significative criticità riguardanti i tempi di intervento del sistema di emergenza-urgenza. Nel 2025, è emerso che in ben 41 aziende sanitarie locali (Asl) su 110, le ambulanze impiegano oltre 20 minuti per raggiungere i pazienti, superando il target nazionale fissato a 18 minuti. La situazione più allarmante è quella della Asl di Vibo Valentia, che presenta una media di 35 minuti per l’arrivo dei soccorsi, mentre altre aree della Calabria registrano tempi analoghi. Al contrario, la Giuliano Isontina, che opera nelle province di Trieste e Gorizia, si distingue per la rapidità , con un tempo medio di attesa di 12 minuti.
Il rapporto Agenas sulle performance sanitarie
Il documento redatto dall’Agenas e reso noto attraverso i media evidenzia che quasi la metà delle Asl italiane non riesce a rispettare il limite di 18 minuti per l’arrivo delle ambulanze. Le maggiori difficoltà si riscontrano in Calabria, dove la Asl di Vibo Valentia registra un tempo medio di 35 minuti, mentre altre aziende sanitarie regionali superano i 30 minuti. Situazioni simili si verificano in Sardegna, con Oristano a 26 minuti, e in Sicilia, dove Messina segna 25 minuti. Le Asl più efficienti, oltre alla Giuliano Isontina, includono Piacenza, Chiavari, Reggio Emilia, Parma e Genova, tutte con un tempo medio di 13 minuti.
Obiettivo di 18 minuti per l’arrivo dei soccorsi
Le linee guida nazionali stabiliscono chiaramente un tempo massimo di 18 minuti per l’arrivo dei soccorsi. Tuttavia, i dati evidenziano un’ampia variabilità tra le diverse aree del Paese, con alcune aziende sanitarie che rispettano gli standard, mentre altre mostrano tempi di attesa preoccupanti.
Pronto soccorso: attese superiori a otto ore
Nel capitolo dedicato ai pronto soccorso, l’Agenas ha registrato che oltre un paziente su cinque attende più di otto ore in alcune strutture, come il Policlinico di Tor Vergata e il Sant’Andrea a Roma, nonché l’Aou di Cagliari. Questi dati pongono interrogativi sulla capacità di questi ospedali di gestire l’afflusso di pazienti in modo tempestivo.
Screening e assistenza sul territorio
Il rapporto segnala un miglioramento negli screening, con risultati positivi anche nel Mezzogiorno. Per quanto riguarda lo screening della mammella, l’Asl di Asti si colloca al primo posto con una copertura dell’82,5%, seguita da Ferrara e Trento. Tuttavia, le performance più basse si registrano a Bari, Catanzaro e Cosenza. In termini di assistenza domiciliare, i tassi più elevati si osservano nell’Ulss Polesana, nell’Asl Molise e nell’Asl di Teramo, mentre Catanzaro, Gallura e Bari mostrano i risultati peggiori.
Tempi per gli interventi chirurgici
Per quanto riguarda le protesi d’anca, il San Giovanni di Roma, gli Spedali Civili di Brescia e l’Aou di Padova superano il 94% di interventi effettuati entro 180 giorni. Al contrario, le performance più basse si registrano a Catanzaro, Cagliari e Brotzu. Gli interventi oncologici della mammella, da eseguire entro 30 giorni, vedono in testa l’Ao Pisana, Modena e Verona, mentre i ritardi maggiori si riscontrano al Brotzu, a Cagliari e a Perugia, con valori inferiori al 20%. Infine, per i tumori del colon da operare entro 30 giorni, le strutture più performanti sono gli Spedali Civili di Brescia, Padova e San Gerardo, mentre le realtà più problematiche includono Ao Papardo, Dulbecco e Cannizzaro di Catania.
