Siria, un anno dopo la caduta del regime di Assad: mutamenti negli equilibri regionali

Veronica Robinson

Dicembre 8, 2025

Ci sono voluti soltanto 11 giorni, a partire dal 1 dicembre 2024, per abbattere oltre 50 anni di dominio del regime baathista della famiglia Asad in Siria. L’operazione è stata condotta dall’Organizzazione per la Liberazione del Levante, guidata dal jihadista Abu Muhammad al Jolani, ex leader del Fronte al-Nusra, affiliato ad al-Qaeda. La milizia sunnita ha approfittato delle debolezze dell’esercito siriano, provato da anni di conflitto civile, e con il supporto della Turchia ha iniziato a conquistare città strategiche come Aleppo, Homs e Hama, fino ad arrivare a Damasco, senza incontrare una forte resistenza. Nel frattempo, il presidente Bashar al-Asad è stato costretto a fuggire, trovando rifugio in Russia.

Il governo provvisorio di al Jolani

Al Jolani ha quindi istituito un governo provvisorio, definito tecno-islamista, sotto il suo diretto controllo. Si è autoproclamato presidente ad interim, cambiando il suo nome di battaglia in Ahmad al Sharaa, e ha abbandonato il turbante per indossare giacca e cravatta, avviando così un processo di legittimazione internazionale. Questo nuovo leader è diventato il primo siriano a essere ricevuto alla Casa Bianca dal 1946 e ha ottenuto una sospensione delle sanzioni statunitensi. Inoltre, ha avuto l’onore di parlare all’Assemblea Generale dell’ONU dopo quasi 60 anni. Ha anche redatto una nuova Costituzione e indetto le prime elezioni legislative per ottobre, sebbene il voto popolare fosse escluso. La parola chiave del suo programma è stata: stabilità.

La realtà della nuova Siria

Al Sharaa ha promesso una Siria rinnovata e pacificata, con garanzie per le minoranze, ma la realtà si è rivelata ben diversa. A Latakia e Tartus, circa 2000 civili alawiti sono stati massacrati, seguiti da 900 drusi a Sweida qualche mese dopo. Israele ha approfittato della situazione, occupando immediatamente il Golan e lanciando attacchi violenti nei pressi di Damasco per difendere i drusi. Nel frattempo, la Turchia ha mantenuto le proprie forze nel nord della Siria per contrastare i curdi separatisti del Rojava, che si erano opposti sia ad Assad che ad Al Sharaa. Nonostante ciò, il richiamo a una Siria rinnovata ha avuto un certo successo: gli Stati Uniti hanno avviato negoziati con Arabia Saudita, Qatar ed Emirati per attrarre investimenti mirati. A gennaio 2025, è previsto il nuovo Parlamento, ma Al Sharaa ha avvertito che ci vorranno quattro anni prima di poter tenere vere elezioni. La crisi umanitaria nel paese, nel frattempo, rimane drammatica, con il 90% della popolazione in condizioni di fame. È fondamentale esaminare attentamente cosa si cela realmente dietro la retorica della nuova Siria.

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