Garlasco, l’ex comandante del Ris commenta la perizia del 2014: “Ha creato confusione”

Veronica Robinson

Dicembre 16, 2025

Martedì 16 dicembre 2025, l’ex comandante del Ris di Parma, Giampietro Lago, ha rilasciato un’intervista esclusiva a “Quarta Repubblica” in cui ha discusso della perizia sul delitto di Garlasco, in particolare riguardo alle tracce di DNA trovate sulle unghie di Chiara Poggi. Lago ha espresso rammarico per non essere stata adottata una tecnologia avanzata che avrebbe potuto migliorare le possibilità di successo analitico.

Il contesto della perizia del 2014

La perizia del 2014, relativa al caso di Chiara Poggi, ha suscitato notevoli polemiche nel corso degli anni. Lago, che ha guidato il Reparto Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri, ha affermato che la sua proposta di utilizzare una tecnologia innovativa non è stata presa in considerazione. Secondo l’ex comandante, questo approccio avrebbe potuto garantire risultati più significativi. La perizia, che ha portato a condanne definitive, è stata oggetto di critiche, in particolare per la mancanza di rigore nelle analisi. Lago ha sottolineato che l’assenza di quantificazioni e repliche nei risultati ha minato la validità delle conclusioni.

Le affermazioni di Lago sulla tecnologia

Durante l’intervista, Lago ha menzionato una “tecnica avanzata” utilizzata in pochi laboratori in Italia all’epoca della perizia. Ha rivelato di aver inviato una email suggerendo l’adozione di tale tecnologia, ma ha osservato che alla fine il perito ha preso decisioni indipendenti. Le critiche mosse dalla genetista Denise Albani nella nuova perizia hanno evidenziato ulteriori problematiche, secondo Lago. Egli ha evidenziato che non ci sono stati passaggi fondamentali che avrebbero dovuto essere effettuati, rendendo il lavoro del suo collega, Francesco De Stefano, meno affidabile.

Le problematiche legate all’interpretazione dei risultati

Giampietro Lago ha anche discusso delle “criticità” emerse dalla perizia, sottolineando che i risultati ottenuti non soddisfacevano i requisiti tecnici necessari per formulare conclusioni identificative. Ha definito “inappropriate” le dichiarazioni di De Stefano riguardo alla compatibilità tra il DNA trovato e quello di Alberto Stasi, fidanzato di Chiara Poggi, condannato per l’omicidio. Lago ha affermato che se i risultati non possono essere utilizzati per identificare un sospetto, non ha senso fare affermazioni in tal senso. Ha avvertito che una frase presente nelle conclusioni della perizia potrebbe generare confusione e dare l’impressione di voler accontentare qualcuno, piuttosto che basarsi su evidenze scientifiche solide.

Il dibattito attorno a questo caso rimane acceso, con molti interrogativi ancora senza risposta. La testimonianza di Lago potrebbe aprire la strada a nuove valutazioni e a una possibile revisione della perizia, in un contesto in cui la giustizia e la verità sono di fondamentale importanza.

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