La pressione militare statunitense contro il Venezuela continua a intensificarsi, in seguito all’annuncio del blocco navale da parte degli Stati Uniti. Con un certo ritardo, la comunità internazionale comincia a manifestare preoccupazione, cercando di comprendere le realistiche intenzioni di Donald Trump.
La tensione è palpabile, dopo che il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato il posizionamento della più grande flotta navale mai assemblata nella storia del Sud America. Trump ha confermato che il Venezuela è circondato da un’armata senza precedenti, guidata dalla portaerei più grande del mondo, con il chiaro obiettivo di imporre un blocco totale su tutte le petroliere soggette a sanzioni che transitano verso o dal Paese sudamericano.
Il presidente giustifica questa mobilitazione definendo il governo di Caracas come “un’organizzazione terroristica straniera”, accusandolo di utilizzare i proventi del petrolio per alimentare il traffico di esseri umani e il narcotraffico. Questa mossa strategica coincide con un discorso alla nazione, in cui il leader della Casa Bianca cerca di rivendicare i successi del suo mandato, proprio mentre i sondaggi indicano un calo di gradimento tra gli elettori. Trump avverte che la flotta continuerà a espandersi finché non verranno restituiti agli Stati Uniti i territori, il petrolio e i beni che, a suo dire, sarebbero stati sottratti in passato.
Le sue dichiarazioni hanno avuto un impatto immediato sui mercati energetici, provocando un’impennata del prezzo del greggio. Oltre alla prevedibile e dura reazione diplomatica di Nicolás Maduro, anche le potenze regionali come il Messico e globali come Cina e Russia hanno espresso le loro preoccupazioni.
La telefonata di Maduro a Guterres e la richiesta di una riunione del Consiglio di sicurezza
Il governo venezuelano ha denunciato quella che definisce una minaccia grottesca e irrazionale, mirata al furto delle risorse naturali della nazione. Caracas ha esortato le Nazioni Unite a condannare come atto di pirateria il sequestro di una petroliera nelle proprie acque territoriali, contestando la presenza militare statunitense nel Mar dei Caraibi. Nonostante l’assedio navale, la compagnia petrolifera statale Pdvsa ha affermato che le operazioni di esportazione continuano a procedere in sicurezza, sebbene i sistemi di tracciamento navale rivelino che molte petroliere stiano già lasciando l’area per evitare il blocco. La Reuters ha riportato di aver visionato la lettera in cui il Venezuela chiede ad António Guterres la convocazione di una riunione ad hoc del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
La risposta di Guterres e le reazioni globali
La crisi ha generato una spaccatura geopolitica globale, con Pechino e Mosca schierate apertamente al fianco di Maduro. La Cina ha espresso ferma opposizione a ogni forma di bullismo unilaterale, mentre la Russia ha criticato l’Unione Europea per il suo silenzio, ritenuto un tentativo di non irritare Washington in vista della risoluzione della crisi in Ucraina. Anche giganti regionali come il Messico e il Brasile hanno invocato una de-escalation, chiedendo all’ONU di svolgere un ruolo più attivo e incisivo per evitare che la situazione degeneri in un conflitto aperto.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha manifestato profonda preoccupazione dopo un colloquio con Maduro, invitando entrambe le parti alla moderazione. Se il blocco navale dovesse perdurare, l’economia venezuelana rischierebbe il collasso totale, poiché oltre il novanta per cento delle sue entrate dipende dall’esportazione di petrolio. Mentre aziende come l’americana Chevron continuano a operare sotto licenze specifiche, il resto del traffico petrolifero, diretto principalmente verso la Cina, appare seriamente minacciato da una presenza militare che Washington non sembra intenzionata a ridurre.
