Alimentazione: l’arrivo di farmaci anti obesità modifica spese e consumi alimentari

Rosita Ponti

Dicembre 23, 2025

Il 23 dicembre 2025, un importante studio condotto dalla Cornell University ha messo in luce come l’uso di farmaci anti obesità, in particolare gli agonisti Glp-1, stia influenzando non solo il peso corporeo e i livelli di glicemia, ma anche le abitudini di spesa alimentare delle famiglie americane. La ricerca, pubblicata sul ‘Journal of Marketing Research’, ha analizzato l’impatto di questi farmaci sulle spese alimentari, evidenziando una notevole diminuzione della spesa nei supermercati e nei ristoranti.

Effetti dei farmaci Glp-1 sulle spese alimentari

I risultati dello studio rivelano che le famiglie che iniziano a utilizzare i farmaci Glp-1 tendono a ridurre la loro spesa alimentare di una media del 5,3% entro sei mesi dall’inizio della terapia. Questo calo risulta essere ancor più accentuato tra le famiglie con reddito più elevato, che registrano una diminuzione di oltre l’8%. Anche la spesa per i pasti nei ristoranti, inclusi fast-food e caffetterie, diminuisce di circa l’8%. La dottoressa Sylvia Hristakeva, assistente professore di marketing, ha evidenziato come questi cambiamenti nelle abitudini di acquisto possano persistere per almeno un anno, anche se l’entità della riduzione tende a diminuire nel tempo.

Questa ricerca si distingue da studi precedenti poiché si basa su dati di acquisto reali, raccolti da Numerator, un’agenzia di ricerche di mercato. I ricercatori hanno incrociato i dati delle transazioni alimentari di circa 150.000 famiglie con sondaggi che raccoglievano informazioni sull’assunzione di farmaci Glp-1. Questo approccio ha permesso di analizzare in modo più preciso l’impatto dei farmaci sul comportamento alimentare, isolando i cambiamenti avvenuti dopo l’inizio della terapia.

Analisi dettagliata delle modifiche nei consumi alimentari

L’analisi ha dimostrato che le riduzioni nella spesa alimentare non sono state uniformi. I cibi ultra-elaborati e ricchi di calorie, spesso associati a forti desideri alimentari, hanno registrato i cali più significativi. Ad esempio, la spesa per snack salati è diminuita di circa il 10%, mentre dolci, prodotti da forno e biscotti hanno visto diminuzioni simili. Anche i consumi di pane, carne e uova sono scesi, mentre solo alcune categorie, come lo yogurt e la frutta fresca, hanno mostrato un incremento.

La dottoressa Hristakeva ha osservato che il modello principale emerso dalla ricerca è una generale riduzione degli acquisti alimentari. Solo una manciata di categorie ha evidenziato aumenti, e questi sono stati modesti rispetto al declino complessivo. Le conseguenze di questi cambiamenti si estendono oltre i supermercati, con una significativa diminuzione della spesa nei ristoranti.

Implicazioni per l’industria alimentare e la salute pubblica

I risultati di questo studio potrebbero avere un impatto duraturo sull’industria alimentare e sulla ristorazione. Con l’adozione crescente dei farmaci Glp-1, produttori, ristoratori e rivenditori potrebbero essere costretti a rivedere le loro strategie. Potrebbero essere necessari cambiamenti nelle dimensioni delle porzioni, nelle formulazioni dei prodotti e nelle strategie di marketing per rispondere a una domanda in evoluzione, specialmente per quanto riguarda snack e fast food.

Per i responsabili politici e gli esperti di sanità pubblica, queste scoperte offrono un contesto importante nei dibattiti sul ruolo dei trattamenti medici nel modificare il comportamento alimentare. La ricerca solleva interrogativi su come i cambiamenti dell’appetito, influenzati biologicamente, possano risultare più efficaci rispetto a misure come tasse e etichette nutrizionali, che finora hanno faticato a ottenere risultati significativi.

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