Tensioni nei Caraibi: il Venezuela accusa gli Stati Uniti di estorsione e sequestro del petrolio

Veronica Robinson

Dicembre 24, 2025

La tensione tra gli Stati Uniti e il Venezuela si intensifica, portando la crisi a un punto critico che potrebbe avere ripercussioni a livello globale. Il presidente venezuelano, Nicolás Maduro, ha risposto in modo diretto alle azioni del presidente statunitense, Donald Trump, il quale ha ordinato alle forze navali americane di bloccare le risorse petrolifere del Venezuela. In un discorso trasmesso in diretta, Maduro ha invitato Trump a concentrarsi sui problemi interni degli Stati Uniti, suggerendo che il leader americano “starebbe meglio nel suo Paese” anziché minacciare Caracas.

La guerra del petrolio e le sue conseguenze globali

Il governo venezuelano ha denunciato formalmente il “sequestro e il furto” di due petroliere cariche di circa quattro milioni di barili di petrolio. Attraverso una lettera letta dal ministro degli Esteri, Yván Gil, il governo ha avvertito la comunità internazionale che tali “atti di aggressione” non solo colpiranno l’approvvigionamento di Caracas, ma potrebbero destabilizzare l’intero mercato energetico mondiale.

Maduro ha lanciato un appello forte e chiaro: se la comunità internazionale tollererà la “pirateria e il saccheggio delle risorse di Stati sovrani”, si rischia una spirale di conflitti globali di dimensioni imprevedibili. Al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il rappresentante venezuelano, Samuel Moncada, ha descritto la strategia di Trump come “la più grande estorsione della nostra storia”, un ricatto armato mirato a costringere il popolo venezuelano a cedere le proprie risorse.

Il ruolo della diplomazia russa

Mentre le tensioni aumentano, la diplomazia delle grandi potenze si muove in sordina. Il viceministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov, ha confermato che Mosca e Washington stanno discutendo la situazione venezuelana durante i loro contatti. La Russia ha espresso formalmente le proprie preoccupazioni a Washington, utilizzando i canali del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per inviare messaggi di moderazione, sebbene non ci sia ancora un dialogo specifico per risolvere la crisi.

Emergenza umanitaria nelle carceri venezuelane

In parallelo alla crisi diplomatica e navale, si profila una grave emergenza umanitaria nelle carceri del Venezuela. I familiari dei prigionieri politici detenuti nel carcere di El Rodeo I, dove si trova anche il cooperante italiano Alberto Trentini, hanno lanciato allarmi urgenti agli organismi internazionali.

Secondo quanto riportato dall’Osservatorio Venezuelano delle Prigioni (OVP), i detenuti sarebbero sottoposti a trattamenti disumani, mirati a spezzarne la resistenza psicologica. Le testimonianze raccolte sono inquietanti: i funzionari penitenziari avrebbero minacciato i prigionieri di essere “i primi a morire” in caso di intervento militare straniero, ventilando la possibilità di usarli come scudi umani. Oltre alle violenze fisiche, l’OVP segnala la negazione sistematica delle visite e dell’assistenza medica, denunciando un “limbo legale” in cui le autorità negano persino la presenza fisica dei detenuti, aumentando così il rischio di sparizioni forzate.

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