Beppe Grillo: “Il mio momento deve ancora arrivare, sono postumo”

Veronica Robinson

Gennaio 2, 2026

AgenPress. In questo periodo dell’anno, molti sembrano tentare di tracciare una linea ideale, una linea che potrebbe essere paragonata a quelle che si disegnano sulla sabbia con un dito, consapevoli che un semplice colpo d’onda può facilmente cancellarla.

Riflessioni su parole e responsabilità

Tuttavia, non percepisco questa linea; al contrario, vedo un accumulo di parole sprecate, simili a coriandoli, e di responsabilità abbandonate come scontrini dimenticati. Osservo un Paese che ha imparato a convivere con tutto, dove l’ingiustizia diventa una prassi, il dolore si trasforma in una mera procedura amministrativa e il silenzio viene scambiato per equilibrio.

Il rischio delle parole

Ho espresso molte opinioni, ho gridato, riso e insistito. Ho affrontato argomenti scomodi quando era difficile farlo e ho sollevato questioni impopolari quando sarebbe stato più conveniente rimanere in silenzio. Tuttavia, sono giunto a un punto in cui le parole rischiano di diventare parte del frastuono generale.

Uno stato di riflessione

Mi trovo in uno stato in cui non esistono né noiatristezza, né dolore fisicomorale. È come trovarsi in un bozzolo dalle dimensioni infinite. La mia immagine si riflette e posso osservarla senza sapere dove siano i miei occhi. Sembra un sogno, ma dare ai sogni il giusto valore sarà la vera sfida nei prossimi anni. Sono influenzato da “i ritorni accelerati”, in continua evoluzione chimica, biologica e tecnologica, ma nessuno potrà mai sostituire la mia coscienza, la mia percezione di me stesso.

Un anno di sottrazione

Questo anno è stato caratterizzato da una sottrazione… che ha portato via più di quanto abbia restituito. Ha privato di significato le parole, ha spento la voglia di spiegare; il senso del pudore, che una volta costringeva a guardare in basso, oggi è assente. Si mente senza esitazione, guardando dritto in camera.

La giustizia e la realtà

E poi c’è la giustizia, quella parola “solenne” che tutti agitano come una bandiera, ma che spesso viene usata come un’arma. Ci sono situazioni che non vengono incluse nei bilanci di fine anno, esistono ferite che non fanno notizia e che cambiano il modo di percepire la realtà, insegnando che la verità segue percorsi complessi e che la giustizia spesso si muove con ritmi e logiche distanti da ciò che appare giusto.

La politica e il suo copione

La politica continua a recitare il suo copione; cambiano i nomi, i simboli, gli accordi, ma le facce rimangono le stesse, che si muovono come zombie con la scorta tra i palazzi.

Fiducia nel nuovo anno

A fine anno si chiede fiducia all’anno che sta per arrivare, ma il nuovo anno non merita automaticamente fiducia. Questa richiede attenzione, occhi ben aperti e memoria, perché dimenticare resta il modo più semplice per ripetere gli stessi errori.

Il mio tempo non è ancora giunto; io sono postumo. Rimango qui, a osservare e riflettere… in silenzio, poiché è la forma più elevata di presenza.

di Beppe Grillo

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