Perché l’intelligence è fondamentale per la società nell’epoca della disinformazione

Rosita Ponti

Gennaio 2, 2026

Il professor Mario Caligiuri, figura di spicco nel panorama accademico italiano, analizza l’evoluzione dell’intelligence e il suo impatto sulla società contemporanea. In un’intervista rilasciata nel 2025, Caligiuri sottolinea come l’intelligence non sia più appannaggio esclusivo degli Stati, ma un elemento cruciale per cittadini, aziende e istituzioni democratiche. La disinformazione e le sfide globali richiedono un nuovo approccio alla raccolta e all’analisi delle informazioni.

l’intelligence come metodo di decisione

Caligiuri, impegnato da anni in una battaglia culturale, sostiene che l’intelligence sia diventata una vera e propria “necessità sociale“. La sua funzione è cambiata radicalmente nell’era digitale, dove la disinformazione rappresenta una minaccia costante. Secondo il professore, ogni individuo utilizza un metodo di intelligence per prendere decisioni quotidiane, raccogliendo e analizzando informazioni per orientarsi in un contesto complesso. Questo approccio è fondamentale per difendere i cittadini dalla crisi educativa e democratica attuale, caratterizzata da una divaricazione tra realtà e percezione pubblica. Le aziende, d’altro canto, devono affrontare una globalizzazione che amplifica le disuguaglianze, mentre gli Stati sono chiamati a garantire sicurezza e benessere. L’intelligence, quindi, diventa uno strumento imprescindibile per tutti.

il ruolo dell’intelligence nella difesa della democrazia

Caligiuri evidenzia l’importanza di raccogliere informazioni sulla sicurezza nazionale in modo tempestivo. Questa attività è cruciale per i decisori pubblici, affinché possano tutelare il corretto funzionamento delle istituzioni democratiche. La storia dimostra che una valutazione adeguata delle informazioni è stata sempre determinante per la vita e la morte. Oggi, la democrazia italiana affronta vulnerabilità significative, come l’inadeguatezza dei meccanismi di selezione e controllo delle classi dirigenti. Il professore richiama l’attenzione sulla necessità di ampliare gli spazi culturali, integrando l’intelligence come strumento essenziale per la democrazia, specialmente in un contesto segnato da conflitti e cambiamenti globali.

educazione, pensiero critico e formazione

Caligiuri propone l’inserimento dell’intelligence come disciplina di studio nelle scuole e nelle università. Sottolinea l’importanza di sviluppare competenze specifiche nei giovani, che devono essere preparati a navigare nella società dell’informazione. La conoscenza delle parole è fondamentale, poiché esse plasmano la realtà e riflettono la nostra identità. Nel ventunesimo secolo, è essenziale promuovere un apprendimento continuo, piuttosto che fornire concetti obsoleti. La formazione deve concentrarsi su abilità critiche e analitiche, per affrontare le sfide di un mondo in continua evoluzione.

evoluzione storica e rapporto con lo Stato

Analizzando la storia dei servizi di intelligence italiani, Caligiuri evidenzia i cambiamenti significativi avvenuti dal 1977, anno della prima legge sui Servizi. La creazione del Comitato parlamentare di controllo ha rappresentato un passo avanti nella trasparenza e nella responsabilità. La riforma del 2007 ha ulteriormente definito i rapporti tra intelligence e magistratura, limitando i coinvolgimenti di operatori dell’intelligence in processi giudiziari. Secondo il “Rapporto Italia 2025” dell’Eurispes, il gradimento dell’opinione pubblica nei confronti dell’intelligence supera quello di partiti e istituzioni, segno di un cambiamento nella percezione del ruolo di questi servizi.

intelligence e globalizzazione

Caligiuri mette in guardia su una “asimmetria pericolosa” tra democrazie, poteri finanziari globali, Stati autoritari e criminalità organizzata. La sfida principale per l’Italia è colmare un “gap” politico piuttosto che informativo. L’analista della CIA Robert David Steele, prima dell’11 settembre, sosteneva che una buona intelligence non può prosperare in presenza di una cattiva politica. Pertanto, è cruciale che l’Italia sviluppi una strategia politica coerente per proteggere i propri interessi nazionali.

il ruolo della memoria nella previsione

Il professore sottolinea l’importanza della memoria come strumento per immaginare il futuro. La memoria istituzionale e operativa riveste un ruolo fondamentale nell’intelligence italiana, poiché la sua erosione comporta rischi significativi. Caligiuri cita Italo Calvino, affermando che solo ciò che rimane nella memoria diventa definitivo. La dipendenza dai dispositivi digitali per la memoria può indebolire le capacità cognitive e l’intelligenza collettiva. Mantenere un legame con la storia e le tradizioni è essenziale per preservare l’identità nazionale e individuale.

il confronto tra intelligenza umana e artificiale

Caligiuri descrive il presente come un conflitto tra intelligenza umana e intelligenza artificiale. Le priorità strategiche per l’Italia devono includere un approccio educativo, poiché una cittadinanza istruita rappresenta la migliore risorsa per affrontare le sfide future. La questione è complessa e richiede una risposta coordinata, poiché le azioni isolate di una singola nazione potrebbero risultare inefficaci.

le prospettive future dell’intelligence democratica

Il professore prevede un futuro in cui l’intelligence sarà cruciale per la sopravvivenza delle democrazie, chiamate a fronteggiare minacce globali e manipolazioni digitali. Caligiuri sostiene che le istituzioni devono tornare a concentrarsi sui bisogni reali delle persone, piuttosto che lasciarsi sopraffare dalla propaganda. Le guerre cognitive, spesso originate internamente, rappresentano una minaccia significativa. È fondamentale non solo considerare la velocità delle informazioni, ma anche la direzione in cui ci si muove.

Mario Caligiuri, docente all’Università della Calabria e presidente della Società Italiana di Intelligence, continua a promuovere l’importanza dell’intelligence come materia di studio. Con numerosi scritti e collaborazioni accademiche, Caligiuri si impegna a formare una nuova generazione di esperti in un campo sempre più rilevante per il futuro delle democrazie.

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