L’Iran si trova attualmente nel mezzo delle manifestazioni più significative degli ultimi anni, con migliaia di cittadini che si radunano a Teheran e in altre città per esprimere il loro dissenso contro la grave crisi economica che affligge il Paese. Le proteste, che hanno preso piede nel mese di marzo 2025, rievocano momenti storici di ribellione e malcontento sociale.
Le proteste a Teheran e il ruolo dei commercianti
A Teheran, i commercianti hanno organizzato una manifestazione nei pressi del bazar centrale, un luogo simbolico che ricorda la rivoluzione iraniana del 1979. Allora, i negozianti giocarono un ruolo cruciale chiudendo le loro attività per protestare contro il regime monarchico. Oggi, la situazione economica ha spinto nuovamente i cittadini a scendere in piazza. I manifestanti, pur esprimendo il loro malcontento per le difficoltà economiche, hanno anche lanciato slogan contro i leader religiosi al potere, evidenziando un crescente desiderio di cambiamento.
Un video circolato in rete ha mostrato la folla che si univa in cori di protesta, mentre le forze di sicurezza rispondevano con gas lacrimogeni per disperdere i gruppi. Nonostante la repressione, il presidente iraniano ha invitato le autorità a prestare attenzione alle “legittime richieste” dei manifestanti. La situazione si è ulteriormente aggravata con le dimissioni di Mohammad Reza Farzin, il capo della banca centrale, un evento che ha sollevato interrogativi sulla stabilità economica del Paese.
Le dichiarazioni del governo e le difficoltà economiche
Masoud Pezeshkian, presidente dell’Iran, ha riconosciuto le gravi difficoltà economiche che affliggono il Paese. Ha dichiarato di aver incaricato il ministro degli Interni di avviare un dialogo con i rappresentanti dei manifestanti, nel tentativo di ascoltare le loro preoccupazioni e trovare soluzioni ai problemi espressi. Le proteste attuali, pur avendo motivazioni economiche, richiamano alla mente la rivolta “Donna, Vita, Libertà” del 2022, che era stata innescata dall’omicidio di Mahsa Jina Amini da parte della polizia morale.
Holly Dagres, ricercatrice presso il Washington Institute for Near East Policy, ha sottolineato come, nonostante le differenze nei fattori scatenanti, le lamentele fondamentali rimangano inalterate. Le questioni di cattiva gestione, corruzione e repressione continuano a essere al centro delle preoccupazioni degli iraniani. Dagres ha affermato che finché la Repubblica Islamica sarà al potere, i problemi strutturali del Paese non troveranno soluzione.
Le conseguenze delle sanzioni e dei conflitti recenti
L’economia iraniana ha subito un duro colpo a causa di anni di sanzioni internazionali e di un conflitto di 12 giorni con Israele lo scorso giugno, che ha visto anche attacchi da parte dell’esercito statunitense contro impianti nucleari iraniani. Questi eventi hanno aggravato ulteriormente la situazione economica, lasciando il Paese in una condizione di crisi profonda.
Dopo la guerra, molti speravano in un’apertura e in un miglioramento della situazione, ma la realtà è stata ben diversa. La leadership iraniana ha adottato misure più rigide, e la popolazione si sente intrappolata in un baratro senza via d’uscita. La crescente insoddisfazione sociale è un chiaro segnale di come le difficoltà economiche e le restrizioni politiche stiano alimentando un clima di tensione e protesta nel Paese.
