Iran e Venezuela: la strategia di Trump e l’attacco Usa nel giorno di Soleimani

Rosita Ponti

Gennaio 3, 2026

Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2025, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ordinato un attacco militare contro il Venezuela, coincidente con il sesto anniversario dell’operazione che portò all’uccisione di Qassem Soleimani, un influente generale iraniano. Questo attacco ha sollevato interrogativi sulle motivazioni politiche e strategiche degli Stati Uniti, in un contesto di crescente tensione internazionale.

Il contesto dell’attacco al venezuela

Il raid, avvenuto a Caracas, ha avuto luogo in un momento critico per il governo venezuelano, già sotto pressione a causa di una crisi economica e di una crescente insoddisfazione popolare. L’operazione ha causato esplosioni multiple e ha portato a un aumento delle tensioni tra gli Stati Uniti e il Venezuela, un paese che, insieme all’Iran, è uno dei principali produttori di petrolio a livello mondiale. L’attacco è stato interpretato da molti come un tentativo di Trump di rafforzare la propria posizione interna e di inviare un messaggio chiaro a Teheran, in un periodo in cui l’Iran sta affrontando proteste interne per la grave crisi economica e l’inflazione.

Le reazioni internazionali e le conseguenze

Il governo iraniano ha reagito con indignazione all’attacco, denunciando la violazione della sovranità del Venezuela e definendo l’azione statunitense come un’aggressione inaccettabile. Ali Khamenei, leader supremo dell’Iran, ha dichiarato che il suo paese non si fiderà mai degli Stati Uniti e ha avvertito che l’Iran resterà forte di fronte alle minacce esterne. Le tensioni tra i due paesi sono aumentate, con l’Iran che ha visto nell’attacco al Venezuela un tentativo di minacciare la propria posizione geopolitica.

Le proteste in iran e la posizione degli stati uniti

Contemporaneamente, in Iran, si sono intensificate le proteste contro il governo, scatenate dal crollo della valuta locale e dall’alto costo della vita. Le manifestazioni hanno portato a scontri violenti, con già dieci dimostranti uccisi, tra cui un adolescente. La risposta degli Stati Uniti è stata quella di lanciare un monito al regime iraniano, promettendo un intervento se i manifestanti venissero attaccati. Tuttavia, secondo fonti ufficiali, Washington non ha pianificato un intervento militare diretto, optando invece per strategie di supporto più sottili, simili a quelle utilizzate durante le proteste per Mahsa Amini.

Le implicazioni geopolitiche dell’attacco

L’attacco al Venezuela e le proteste in Iran evidenziano un quadro complesso di relazioni internazionali, dove gli Stati Uniti cercano di contenere l’influenza iraniana nella regione. L’Iran, già colpito da sanzioni internazionali, si trova ora a dover affrontare una duplice minaccia: da un lato, la crescente instabilità interna e, dall’altro, le azioni militari statunitensi che potrebbero avere ripercussioni dirette sulla sua economia e sulla sua posizione geopolitica. La situazione si evolve rapidamente, con potenziali conseguenze per la stabilità dell’intera regione.

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