Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e i rappresentanti di alto livello della Repubblica Islamica dell’Iran si sono scambiati minacce in un contesto di crescente tensione tra i due Paesi. Questo scenario si è aggravato a seguito delle manifestazioni diffuse che hanno colpito diverse regioni dell’Iran, scatenate in parte dal crollo del rial iraniano. Le violenze legate a queste proteste hanno già causato la morte di almeno otto persone.
Le manifestazioni in Iran
Le manifestazioni, giunte al loro sesto giorno, rappresentano le più ampie in Iran dal 2022, quando la tragica morte della ventiduenne Mahsa Amini, avvenuta mentre era sotto custodia della polizia, aveva scatenato una serie di proteste in tutto il Paese. Tuttavia, le attuali manifestazioni si distinguono per la loro intensità e diffusione, con la folla che ha iniziato a esprimere slogan contro il governo, un segnale di malcontento crescente nei confronti delle autorità .
Le minacce di Trump
Trump, attraverso un post sulla sua piattaforma Truth Social, ha avvertito l’Iran riguardo a possibili conseguenze se il governo iraniano avesse continuato a reprimere i manifestanti pacifici. “Siamo carichi e pronti a partire”, ha dichiarato, senza fornire ulteriori dettagli sulle potenziali azioni statunitensi.
La risposta di Larijani
Ali Larijani, ex presidente del Parlamento iraniano e attuale segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, ha risposto alle minacce di Trump, accusando gli Stati Uniti e Israele di alimentare le manifestazioni. Larijani non ha presentato prove a sostegno delle sue affermazioni, che sono state un tema ricorrente nelle dichiarazioni dei funzionari iraniani durante le proteste degli ultimi anni.
Le conseguenze dell’intervento statunitense
In un post su X, Larijani ha avvertito che l’intervento statunitense nelle questioni interne dell’Iran potrebbe portare a un caos generalizzato nella regione e danneggiare gli interessi americani. Ha anche esortato il popolo americano a considerare le conseguenze delle azioni di Trump, sottolineando che il presidente ha avviato un percorso di avventurismo.
La situazione militare in Medio Oriente
Le dichiarazioni di Larijani si riferiscono probabilmente alla significativa presenza militare statunitense in Medio Oriente. Nel mese di giugno, l’Iran aveva già attaccato la base aerea di Al Udeid in Qatar in risposta agli attacchi statunitensi su tre impianti nucleari iraniani, che avevano avuto luogo durante un conflitto di 12 giorni tra Israele e la Repubblica Islamica. La situazione continua ad evolversi, con le autorità iraniane che si trovano a fronteggiare un’ondata di proteste e crescenti pressioni internazionali.
