L’anno 2025 si apre con un clima di forte incertezza nelle aspettative economiche da parte di artigiani e piccole imprese italiane. Questo è quanto emerge dall’ultima indagine annuale realizzata dall’Area Studi della Cna (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa), che ha coinvolto un campione di oltre 2.500 imprese rappresentativo del panorama produttivo nazionale.
Risultati dell’indagine Cna e tendenze emergenti
Un dato significativo è che il 53% degli imprenditori non si sbilancia nel formulare previsioni per il futuro. Tuttavia, si registrano alcuni cambiamenti interessanti: gli ottimisti, che rappresentano il 23,8% del campione, superano i pessimisti, con un incremento notevole tra gli imprenditori under 40. Inoltre, si osserva un miglioramento del sentiment nel Mezzogiorno, mentre le problematiche rimangono legate a costi energetici elevati, concorrenza sleale e difficoltà nel reperire personale qualificato.
Il contesto internazionale, caratterizzato da conflitti, tensioni geopolitiche e politiche commerciali delle principali potenze economiche come Stati Uniti e Cina, continua a generare incertezza. In tale scenario, quasi un imprenditore su quattro prevede una crescita per l’economia italiana, mentre il 23,2% si aspetta un andamento negativo.
Fatturato, occupazione e prospettive aziendali
Il livello di incertezza aumenta ulteriormente, superando il 58% per quanto riguarda le previsioni specifiche sulle singole imprese. La percentuale di chi prevede un peggioramento dei risultati aziendali è salita al 26,1%, mentre solo il 15,5% degli imprenditori si aspetta un miglioramento.
Analizzando i dati, emerge che un’impresa su tre prevede una contrazione del fatturato, con particolare riferimento alle esportazioni. Quasi il 40% degli intervistati prevede di ridurre gli investimenti, mentre solo un sesto del campione ha in programma un incremento della spesa per beni strumentali.
Per quanto riguarda l’occupazione, circa il 70% degli imprenditori prevede stabilità nell’organico, il 20% prevede una riduzione, mentre il 10% indica un aumento dei propri dipendenti. Le previsioni negative sembrano colpire maggiormente il settore della manifattura, influenzato dalle difficoltà dell’automotive e del tessile-abbigliamento. Nei servizi, le aspettative positive e negative si equivalgono, mentre nel settore delle costruzioni prevale un orientamento ottimista, con oltre il 30% del campione che si aspetta risultati favorevoli. Le imprese del Mezzogiorno mostrano un miglioramento significativo rispetto all’anno precedente, sia per quanto riguarda l’andamento economico generale (35%) sia per le proprie performance aziendali (26%). Le aspettative più negative si concentrano nelle regioni centrali.
Influenza dell’età sulle aspettative imprenditoriali
L’analisi delle aspettative in base all’età degli imprenditori rivela un maggiore pessimismo tra le fasce più anziane. Al contrario, gli imprenditori under 40 mostrano una tendenza positiva: poco oltre il 30% prevede un miglioramento del ciclo economico, mentre quasi il 40% stima un 2026 caratterizzato da risultati aziendali in crescita. Questo divario generazionale evidenzia come le nuove leve possano avere una visione più ottimistica rispetto al futuro economico, contrariamente ai loro colleghi più esperti.
