Kamala Harris: “Le scelte di Trump in Venezuela non aumentano la sicurezza americana”

Rosita Ponti

Gennaio 4, 2026

L’ex vicepresidente degli Stati Uniti, Kamala Harris, ha recentemente espresso la sua posizione riguardo alla situazione in Venezuela, dichiarando che, sebbene consideri Nicolás Maduro un dittatore, non approva le misure militari intraprese dagli Stati Uniti per rimuoverlo. La Harris ha condiviso le sue opinioni attraverso un post su X, evidenziando come le azioni dell’amministrazione Trump non abbiano reso l’America più sicura o forte.

Posizione di kamala harris

In un messaggio diretto, Kamala Harris ha affermato: “Le azioni di Donald Trump in Venezuela non rendono l’America più sicura, più forte o più accessibile.” Queste parole sono state pronunciate in un contesto in cui la politica estera statunitense verso il Venezuela è stata oggetto di ampio dibattito. Harris ha sottolineato che, sebbene Maduro sia un “dittatore brutale e illegittimo”, questo non giustifica l’intervento militare, definito da lei stesso “illegale e imprudente”.

Esperienze passate e conseguenze

La Harris ha richiamato l’attenzione su esperienze passate, avvertendo che le guerre per il cambio di regime, spesso motivate da interessi economici come il petrolio, hanno portato solo a caos e instabilità. “Abbiamo già visto questo film”, ha scritto, evidenziando come le famiglie americane siano le prime a pagare il prezzo di tali conflitti.

Necessità di una politica estera responsabile

Inoltre, l’ex vicepresidente ha espresso la sua convinzione che il popolo americano sia stanco di promesse non mantenute e di una retorica politica che non tiene conto delle reali conseguenze delle azioni militari. “Il popolo americano non vuole questo ed è stanco di sentirsi mentire”, ha affermato, ponendo l’accento sulla necessità di una politica estera più responsabile e meno aggressiva.

Critica all’approccio di trump

Harris ha concluso la sua analisi criticando l’approccio di Trump, descrivendo le sue azioni come motivate da un interesse per il petrolio e dalla volontà di assumere un ruolo di “uomo forte” nella regione. La sua posizione si inserisce in un dibattito più ampio sulla strategia degli Stati Uniti in America Latina e sulle implicazioni delle scelte politiche in materia di sicurezza e diritti umani.

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