La dottrina Monroe e il corollario di Trump: un’analisi delle implicazioni geopolitiche

Rosita Ponti

Gennaio 4, 2026

Il 3 gennaio 2025, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha commentato il recente raid che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro, presidente del Venezuela. Trump ha descritto l’operazione come un aggiornamento della celebre Dottrina Monroe, una dichiarazione storica del 1823 formulata dal quinto presidente americano, James Monroe. Durante una conferenza stampa, Trump ha affermato che gli Stati Uniti “governeranno il Paese” fino a quando non sarà possibile realizzare una “transizione sicura, adeguata e giudiziosa”. Con toni decisi, ha aggiunto: “La Dottrina Monroe è una cosa importante, ma l’abbiamo superata di molto, davvero di molto. Ora la chiamano il documento Donroe”, un gioco di parole che unisce il suo nome a un principio di politica estera.

Il dominio americano nell’emisfero occidentale

Trump ha ribadito la posizione degli Stati Uniti sull’egemonia nell’emisfero occidentale, affermando che non sarà più messa in discussione. Ha richiamato il principio fondamentale della Dottrina Monroe, che proclama il continente americano chiuso a future colonizzazioni europee e considera qualsiasi interferenza europea negli affari statunitensi come un atto ostile. Questo principio, che si riassume nello slogan “l’America agli americani”, ha storicamente contribuito a delineare le sfere di influenza nel continente.

Il presidente ha avvertito le altre potenze mondiali di non intervenire negli affari americani, sottolineando che ogni azione di questo tipo sarebbe considerata un attacco diretto agli Stati Uniti. Questa affermazione segna un ulteriore passo nella politica estera americana, che si propone di riaffermare la propria influenza in una regione storicamente considerata sotto il proprio controllo.

Evoluzione della Dottrina Monroe nel XX secolo

La Dottrina Monroe ha subito significative evoluzioni nel corso del XX secolo. Nel 1904, il presidente Theodore Roosevelt ha introdotto il “Corollario Roosevelt”, che sanciva il diritto degli Stati Uniti di intervenire negli affari dei paesi latinoamericani per prevenire l’ingerenza europea, in particolare in situazioni di debito o instabilità. Questo corollario è stato formulato in risposta alla crisi venezuelana del 1902-1903, quando il Venezuela si rifiutò di onorare i propri debiti esteri.

Da allora, la Dottrina Monroe è stata usata come giustificazione per interventi americani in vari paesi, tra cui la Repubblica Dominicana, Haiti e Nicaragua. Negli anni ’80, il presidente Ronald Reagan adottò un approccio aggressivo, sostenendo i Contras contro il governo sandinista in Nicaragua e appoggiando regimi militari in El Salvador e Guatemala, accusati di violazioni dei diritti umani.

Nel dicembre 1989, il presidente George Bush senior ordinò l’invasione di Panama per catturare Manuel Noriega, accusato di traffico di droga. Questo intervento ha suscitato polemiche simili a quelle del recente raid in Venezuela, poiché gli Stati Uniti avevano ancora una presenza significativa nel paese centroamericano, diversamente dalla situazione attuale in Venezuela, dove l’ambasciata americana è stata chiusa durante l’era di Maduro.

La National Security Strategy di Trump

Nel corso del suo secondo mandato, Trump ha esortato l’America a “riaffermare e fare rispettare la Dottrina Monroe”, mirando a ripristinare la preminenza americana nell’emisfero occidentale. Il documento sulla nuova strategia nazionale definisce questa affermazione come “il corollario Trump” alla dottrina storica. Gli esperti di politica estera vedono in questo approccio un tentativo di dividere il mondo in aree di influenza tra America, Russia e Cina, le tre principali potenze nucleari.

L’intervento in Venezuela potrebbe rappresentare la prima applicazione pratica di questa strategia su larga scala. Durante una recente conferenza stampa, Trump ha menzionato la possibilità di intraprendere azioni simili contro Cuba, Messico e altri Paesi latinoamericani, estendendo così il raggio d’azione della Dottrina Monroe anche a territori tradizionalmente considerati europei, come la Groenlandia.

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