Myanmar: i militari annunciano amnistia per 6.000 detenuti nel paese

Veronica Robinson

Gennaio 4, 2026

La giunta militare del Myanmar ha annunciato il rilascio di oltre 6.000 prigionieri nell’ambito di un’amnistia annuale, un gesto significativo che coincide con la celebrazione della festa nazionale. Questo provvedimento arriva dopo una serie di arresti avvenuti in seguito al colpo di stato del febbraio 2021, evidenziando le tensioni politiche che caratterizzano il Paese.

Il Consiglio Nazionale di Difesa e Sicurezza ha comunicato che “il presidente ad interim dell’Unione della Repubblica del Myanmar ha graziato 6.134 prigionieri, uomini e donne, attualmente detenuti in prigioni, centri di detenzione e campi”. Questo atto di clemenza si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso i diritti umani e le condizioni carcerarie nel Paese.

Dettagli dell’amnistia

Oltre ai cittadini birmani, la giunta ha deciso di liberare anche 52 stranieri. L’amnistia, come dichiarato dal Consiglio di Sicurezza Nazionale, è stata concessa “per motivi umanitari e compassionevoli”. Questa iniziativa si svolge in un momento cruciale, poiché il Myanmar festeggia i 78 anni di indipendenza dall’ex potenza coloniale britannica, un anniversario che porta con sé riflessioni sulla libertà e sulla democrazia.

La decisione di rilasciare un numero così elevato di detenuti ha sollevato interrogativi riguardo alla reale intenzione della giunta militare, in un contesto di crescente isolamento internazionale e pressioni interne. Le organizzazioni per i diritti umani hanno monitorato con attenzione la situazione, chiedendo che il rilascio di prigionieri politici e dissidenti sia accompagnato da un impegno concreto verso la democrazia e il rispetto dei diritti fondamentali.

Contesto politico e elezioni

Le elezioni parlamentari, che si sono svolte domenica 28 dicembre, hanno visto il Partito dell’Unione, della Solidarietà e dello Sviluppo, sostenitore della giunta militare, ottenere il 90 per cento dei seggi alla Camera dei rappresentanti del Myanmar. Questo risultato ha suscitato preoccupazioni riguardo alla legittimità del processo elettorale e alla possibilità di un reale cambiamento politico nel Paese.

Il contesto attuale è caratterizzato da una forte repressione delle opposizioni e da un clima di paura che permea la società. La giunta ha giustificato le sue azioni con la necessità di mantenere l’ordine e la stabilità, mentre molti critici vedono in queste misure un tentativo di consolidare il potere e di soffocare il dissenso.

Il Myanmar si trova quindi in una fase critica, con la popolazione che attende sviluppi significativi sia sul fronte delle libertà civili che su quello della stabilità politica. Le prossime settimane saranno decisive per comprendere se l’amnistia e le elezioni possano rappresentare un passo verso una maggiore apertura o se, al contrario, segneranno un ulteriore indurimento della posizione della giunta militare.

×