Parigi: dieci persone ricevono condanne per cyberbullismo contro Brigitte Macron

Veronica Robinson

Gennaio 5, 2026

Un tribunale di Parigi ha emesso una sentenza contro dieci individui accusati di cyberbullismo nei confronti della First Lady francese, Brigitte Macron. L’accusa principale riguardava la diffusione di false informazioni online riguardanti il suo genere e la sua sessualità, tra cui l’insinuazione che fosse nata uomo. La sentenza è stata pronunciata il 15 marzo 2025.

Dettagli sulla sentenza

Una delle persone coinvolte nella vicenda è stata condannata a sei mesi di reclusione, mentre altre otto hanno ricevuto pene detentive sospese che variano tra i quattro e gli otto mesi. Tutti i condannati sono stati inoltre obbligati a seguire un corso di formazione sulla sensibilizzazione al fenomeno del cyberbullismo, un tema di crescente rilevanza nella società contemporanea.

Commenti della corte

La corte ha evidenziato come i commenti fatti dagli imputati fossero “particolarmente degradanti, offensivi e maliziosi”, con specifico riferimento a false affermazioni riguardanti la presunta identità transgender della signora Macron e insinuazioni di pedofilia. I giudici hanno sottolineato l’impatto negativo cumulativo delle ripetute pubblicazioni, che hanno contribuito a un clima di ostilità nei confronti della First Lady.

Profilo degli imputati

I dieci imputati, otto uomini e due donne, avevano un’età compresa tra i 41 e i 65 anni e sono stati accusati di aver condiviso numerosi post sui social media in cui affermavano falsamente che Brigitte Macron fosse nata uomo. Inoltre, hanno paragonato la loro differenza di età di 24 anni con il presidente Emmanuel Macron alla pedofilia, un’accusa gravissima che ha suscitato indignazione. Alcuni dei contenuti pubblicati hanno raggiunto decine di migliaia di visualizzazioni, contribuendo a diffondere ulteriormente le false notizie.

Implicazioni della sentenza

La sentenza rappresenta un importante passo nella lotta contro il cyberbullismo e la diffusione di notizie false, sottolineando la responsabilità individuale nell’uso dei social media e l’importanza di tutelare la dignità delle persone, in particolare di figure pubbliche come Brigitte Macron.

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