Il 2025 segna un momento critico per la sanità italiana, con un aumento allarmante della medicina difensiva, un incremento delle aggressioni agli operatori sanitari e una fuga di professionisti verso l’estero. Questo quadro preoccupante è stato delineato da un bilancio della rete associativa composta da AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISC_NEWS (Agenzia Mondiale Britannica Senza Confini) e dal Movimento Internazionale Uniti per Unire. Le associazioni avvertono che, senza interventi significativi, il settore sanitario potrebbe perdere un ulteriore 30% di professionisti nei prossimi tre anni.
Fughe all’estero: un fenomeno in crescita
Nel 2025, l’Italia ha registrato un significativo aumento della fuga di professionisti sanitari verso l’estero. Sono circa 6.000 gli infermieri e 4.000 i medici che hanno ufficialmente lasciato il Paese, con un incremento del 33% rispetto all’anno precedente. Tra il 1° gennaio 2023 e il 31 dicembre 2025, l’AMSI ha ricevuto oltre 21.500 richieste di informazioni da parte di professionisti sanitari desiderosi di lavorare all’estero. Di queste, il 54% proviene da medici, il 31% da infermieri e il restante 15% da altri operatori del settore. Le regioni più colpite da questo fenomeno sono Lazio, Lombardia, Veneto, Piemonte e Campania, ma la situazione si sta diffondendo a livello nazionale. La maggior parte delle richieste riguarda i Paesi del Golfo, come Emirati Arabi, Arabia Saudita e Qatar, dove le condizioni lavorative risultano più vantaggiose. Le motivazioni principali indicate dai professionisti includono la medicina difensiva (42%), l’insicurezza e le aggressioni (32%), e carichi di lavoro insostenibili.
Aggressioni agli operatori sanitari: un problema in crescita
Il 2025 ha visto un aumento del 34% delle aggressioni agli operatori sanitari, con oltre 26.000 episodi denunciati. Gli infermieri sono i più colpiti, con il 60% delle aggressioni, seguiti dai medici (15%). Le aggressioni fisiche gravi sono aumentate del 18%, mentre nei pronto soccorso si è registrato un incremento superiore al 40%. Si stima che molti episodi rimangano non denunciati, con circa 120.000 aggressioni verbali e 70.000 fisiche che coinvolgono infermieri e medici. Le regioni con maggiore pressione assistenziale e carenze strutturali hanno registrato un aumento significativo delle aggressioni, in particolare nei pronto soccorso e nei reparti ad alta affluenza.
Carenze nei pronto soccorso e medicina difensiva
Nel 2025, il sistema sanitario ha affrontato una drammatica diminuzione del personale medico nei pronto soccorso, con una riduzione del 22%. I carichi di lavoro sono diventati insostenibili, con turni coperti fino al 30% da cooperative o sostituti. Mancano tra 4.500 e 5.000 medici di emergenza, mentre la medicina difensiva è aumentata del 26%, generando un costo stimato di circa 10 miliardi di euro all’anno per il Servizio Sanitario Nazionale. Un medico su due ha dichiarato di prescrivere esami per tutelarsi, evidenziando la crescente preoccupazione per possibili conseguenze legali.
Iscrizioni in calo nelle scuole sanitarie
Le scuole di Infermieristica hanno registrato un calo del 11% nelle iscrizioni, con un tasso di abbandono del 20% dopo il primo anno. Le specializzazioni più critiche includono emergenza-urgenza, anestesia, ginecologia e ortopedia. Questo trend segnala una diminuzione dell’attrattività del lavoro nel settore sanitario italiano, con un impatto potenzialmente devastante sulla futura disponibilità di professionisti.
Proposte per il futuro della sanità italiana
Le associazioni hanno avanzato diverse proposte per affrontare la crisi. Tra queste, la necessità di rafforzare la sicurezza e la tutela legale per gli operatori, ridurre la medicina difensiva attraverso protocolli chiari e coperture adeguate, stabilizzare i giovani medici e valorizzare i loro percorsi professionali. È essenziale investire in formazione e integrazione professionale, riconoscendo il contributo dei professionisti di origine straniera come parte integrante della soluzione alla crisi sanitaria. La valorizzazione delle competenze e il riconoscimento della dignità professionale sono elementi chiave per garantire un futuro sostenibile al sistema sanitario italiano.
