I risultati delle elezioni presidenziali tenutesi il 28 dicembre 2024 in Repubblica Centrafricana sono ora ufficiali. La consultazione elettorale ha visto non solo le votazioni per il presidente, ma anche per le cariche legislative, regionali e municipali, in un evento che ha coinvolto l’intera nazione.
Il presidente in carica, Faustin-Archange Touadéra, ha ottenuto una riconferma con il 76,15% dei voti, mentre il suo principale rivale, Anicet-Georges Dologuélé, ha ricevuto il 14,66%. Circa il 52,43% degli aventi diritto ha partecipato al voto. I risultati definitivi saranno annunciati dal Consiglio costituzionale a metà gennaio, dopo aver esaminato eventuali contestazioni. Faustin-Archange Touadéra, già eletto nel 2016 e rieletto nel 2020 in un contesto controverso, ha affrontato critiche per l’approvazione di una nuova costituzione nel 2023, che gli consente di rimanere al potere. Dologuélé ha contestato la validità delle elezioni, denunciando gravi irregolarità. Il portavoce di Touadéra ha respinto le accuse, etichettandole come “false” e avvertendo di possibili disordini. Henri-Marie Dondra, che ha ottenuto il terzo posto con il 3,19% dei voti, ha chiesto l’annullamento delle elezioni, definendo inadeguata l’organizzazione delle votazioni. Gli osservatori dell’Unione Africana hanno definito le elezioni come “pacifiche”, sottolineando che rappresentano un progresso verso la democrazia, rispetto ai processi elettorali del passato.
Il contesto politico e sociale della Repubblica Centrafricana
Faustin-Archange Touadéra si è presentato come il “candidato della stabilità” durante la sua campagna elettorale, in un paese che ha sofferto per anni a causa di conflitti interni, colpi di Stato e regimi autoritari, sin dalla sua indipendenza dalla Francia nel 1960. Attualmente, il governo centrafricano controlla quasi il 90% del territorio, una significativa miglioramento rispetto al 2021, quando l’80% era sotto il controllo di gruppi armati. Tuttavia, la situazione della popolazione, composta da circa 5,5 milioni di persone, continua a essere critica, con il 71% che vive ancora sotto la soglia di povertà. Le difficoltà quotidiane includono la mancanza di servizi essenziali, strade inadeguate, tassi di disoccupazione elevati, un basso livello di istruzione e un costo della vita in costante aumento.
L’instabilità persiste soprattutto nelle regioni orientali, al confine con il Sudan, e nel nord-ovest del paese. Quest’anno, il governo ha firmato accordi di pace con tre gruppi armati, e la presenza dell’ONU, tramite la missione Minusca, insieme a circa 2.000 paramilitari russi del gruppo Wagner, ha contribuito a garantire la sicurezza delle operazioni di voto. Una coalizione di sei gruppi ribelli si era formata in vista delle elezioni presidenziali, con l’intento di rovesciare il governo, ma è stata fermata grazie all’intervento del gruppo Wagner e dell’esercito ruandese, che hanno giocato un ruolo cruciale nel mantenere l’ordine durante questo periodo elettorale delicato.
