La recente cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze speciali statunitensi ha segnato un cambiamento significativo nella percezione del Venezuela da parte degli Stati Uniti. Non più considerato semplicemente una “dittatura locale”, il paese sudamericano è ora visto come una piattaforma avanzata ostile, una sorta di “portaerei iraniana” nel cuore delle Americhe. Questo arresto non rappresenta solo un fatto interno, ma una mossa strategica che interrompe il legame tra Caracas e Teheran, con conseguenze potenzialmente devastanti per gli equilibri geopolitici regionali.
Il venezuela come avamposto iraniano in america latina
Il Venezuela ha rivestito un ruolo cruciale come avamposto per l’Iran in America Latina, non solo come partner commerciale, ma anche come base per operazioni di intelligence e logistica. La cattura di Maduro è paragonabile alla perdita di un fronte di guerra per l’Iran, in quanto segna la fine di un’alleanza strategica che ha permesso a Teheran di proiettare il proprio potere vicino ai confini statunitensi. Questo evento si inserisce in un contesto più ampio, in cui la caduta di Assad in Siria nel 2024 ha già compromesso l’asse della resistenza globale, costringendo l’Iran a ritirarsi all’interno dei propri confini.
Il ruolo di hezbollah e delle reti criminali
Hezbollah ha svolto un ruolo centrale nella sinergia tra il governo venezuelano e le reti criminali. Non limitandosi a essere un gruppo terroristico, Hezbollah ha operato come un hub logistico e finanziario, utilizzando il territorio venezuelano per traffico di droga verso l’Europa e il Medio Oriente. I profitti generati da queste operazioni sono stati reinvestiti per finanziare le proprie attività militari. Allo stesso modo, la rete criminale del Tren de Aragua ha facilitato il riciclaggio di denaro, rendendo il Venezuela un crocevia per operazioni illecite.
Identità e passaporti venezuelani come strumenti di infiltrazione
Il regime di Maduro ha anche utilizzato passaporti e carte d’identità venezuelane per facilitare il movimento di membri di Hezbollah e della Forza Quds, permettendo loro di operare in America Latina e oltre con identità protette. Con la cessazione di questa pratica, Hezbollah rischia di perdere una leva fondamentale per infiltrarsi nell’emisfero occidentale. I combattenti che si sono recentemente trasferiti in Venezuela potrebbero affrontare il rischio di cattura o estradizione, poiché i documenti che possiedono sono stati forniti illegalmente.
Le perdite strategiche per l’iran
La caduta del regime di Maduro comporterebbe significative perdite per l’Iran, in particolare la perdita dell’isola di Margarita, che fungeva da zona franca per operazioni logistiche e addestramento. La protezione fornita dai servizi segreti venezuelani, il Sebin, è ora in discussione, con la possibilità che un governo ad interim sostenuto dagli Stati Uniti avvii una pulizia delle istituzioni locali. Hezbollah potrebbe anche aver tentato di mobilitare cellule nella “triplice frontiera” tra Argentina, Brasile e Paraguay, ma queste sono state in gran parte neutralizzate dalla pressione delle forze di sicurezza locali.
Compromissione dell’alleanza iran-venezuela
L’arresto di Maduro ha avuto un impatto diretto su un Patto di Cooperazione Ventennale firmato nel giugno 2022, che prevedeva cooperazione militare e petrolifera. La consulenza militare iraniana e il supporto per le milizie locali, insieme a una linea di assemblaggio di droni, sono ora a rischio. Sul fronte economico, la fine della collaborazione con tecnici iraniani per le raffinerie e i pagamenti in oro per aggirare le sanzioni rappresentano un duro colpo per entrambe le nazioni.
Implicazioni per hezbollah e l’elusione delle sanzioni iraniane
La cessazione del “ponte venezuelano” avrà ripercussioni dirette su Hezbollah, che ha utilizzato società fantasma per l’acquisto di componenti sotto embargo. Le rotte aeree e navali, già compromesse, rendono difficile il trasporto di armi e denaro. Hezbollah perderà anche l’accesso ai profitti derivanti dal narcotraffico, con conseguenze dirette sulle sue operazioni di riciclaggio e finanziamento.
Le sfide per la cina dopo l’arresto di maduro
L’arresto di Maduro rappresenta una sfida anche per la Cina, che ha investito circa 60 miliardi di dollari in Venezuela. La Cina, pur condannando l’interferenza esterna, non intende intervenire militarmente. Il suo obiettivo è garantire che il prossimo governo onori i debiti e continui a fornire risorse strategiche come petrolio e minerali. La situazione richiede una rapida ristrutturazione delle relazioni cinesi per proteggere i propri interessi economici nel paese, ora in un momento di incertezza politica.
