Le tensioni in Iran hanno raggiunto un nuovo apice, con il regime degli ayatollah che intensifica la repressione contro i manifestanti in risposta al crescente malcontento per il carovita. Secondo le ultime notizie, il numero delle vittime è salito a 35, mentre le manifestazioni, iniziate circa due settimane fa, continuano a diffondersi in diverse città del Paese. Le forze di sicurezza hanno già effettuato oltre 1.200 arresti.
Le violenze nella provincia di Ilam
I disordini sono stati particolarmente intensi nella contea di Malekshahi, situata nella provincia di Ilam, una regione del Kurdistan iraniano nota per le sue tensioni etniche. Qui, un video condiviso sui social media ha documentato attimi di panico, con spari e grida che si udivano chiaramente. Questa zona è storicamente significativa, essendo il luogo di origine di Mahsa Amini, simbolo della lotta contro il regime per la libertà e i diritti delle donne, che ha acceso le proteste nel 2022.
Testimoni oculari hanno riportato che i pasdaran, le forze di élite della Repubblica islamica, avrebbero aperto il fuoco all’interno dell’ospedale Imam Khomeini di Malekshahi. Sabato scorso, le forze antisommossa sono intervenute per cercare di arrestare alcuni manifestanti feriti, ma si sono trovati di fronte a una resistenza da parte dei familiari e del personale medico presente. Questi eventi sono stati riportati dai media statunitensi, citando l’agenzia Human Rights Activists, la quale ha documentato la violazione dei diritti umani in corso nel Paese.
Reazioni internazionali e dichiarazioni ufficiali
Il venerdì 3 gennaio 2025, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato un avvertimento diretto al governo iraniano, promettendo che gli Stati Uniti interverranno se Teheran continuerà a “uccidere violentemente manifestanti pacifici”. Il Dipartimento di Stato ha definito le azioni delle forze di sicurezza iraniane un “crimine contro l’umanità ”, mentre il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha chiesto un’ “indagine completa” sugli eventi tragici che hanno colpito la popolazione.
La guida suprema Ali Khameni ha espresso solidarietà nei confronti dei manifestanti, definendo le loro richieste “giuste”, ma ha anche avvertito che la diffusione delle proteste non sarà tollerata. Nonostante le sue parole, la situazione sul campo continua a deteriorarsi, con oltre 35 vittime confermate nella provincia di Ilam, tra cui quattro bambini e due membri delle forze di sicurezza. L’agenzia di stampa semiufficiale Fars ha riportato che circa 250 agenti di polizia e 45 membri delle forze volontarie sono rimasti feriti durante le manifestazioni.
Dinamiche regionali e posizioni di Israele
In un contesto di crescente tensione, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha adottato un approccio diverso rispetto a Trump, contattando il presidente russo Vladimir Putin per rassicurare l’Iran che Israele non ha intenzione di attaccare. Tuttavia, Netanyahu ha ribadito di aver inviato un messaggio chiaro: qualsiasi attacco contro Israele avrà conseguenze severe. Questo scambio di comunicazioni tra i leader evidenzia la delicatezza della situazione geopolitica nella regione e la necessità di un attento monitoraggio della crisi iraniana, che continua a preoccupare la comunità internazionale.
La situazione in Iran rimane tesa e instabile, con le manifestazioni che non mostrano segni di rallentamento e il regime che continua a rispondere con la forza.
