Utilizzando la potenza del telescopio spaziale Hubble, un team di astronomi ha identificato un nuovo tipo di oggetto celeste: una nube di materia oscura, caratterizzata da una ricca presenza di gas, ma priva di stelle. Questa scoperta, avvenuta nel 2025, è considerata un residuo della formazione primordiale delle galassie.
Denominata “Cloud-9“, questa nube rappresenta la prima rilevazione confermata di un oggetto di questo genere nell’universo. La scoperta arricchisce la nostra comprensione della formazione delle galassie, dell’universo primordiale e della natura intrinseca della materia oscura. Situata nella periferia della galassia a spirale Messier 94, a circa 14 milioni di anni-luce dalla Terra, Cloud-9 è classificata dagli scienziati come un RELHIC (Reionization-Limited H I Cloud). Questo termine si riferisce a una “nuvola di idrogeno limitata dalla reionizzazione”, un residuo primordiale dell’Universo che non ha mai generato stelle.
Per anni, i ricercatori hanno cercato prove dell’esistenza di oggetti simili, teorizzati ma mai osservati. Grazie alla maggiore sensibilità del telescopio Hubble rispetto ai telescopi terrestri, è stata confermata definitivamente l’assenza di stelle all’interno di Cloud-9.
I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati su The Astrophysical Journal Letters e presentati durante una conferenza stampa che si è tenuta lunedì, in occasione del 247° incontro dell’American Astronomical Society a Phoenix.
La natura delle galassie mancate
Secondo il team di ricercatori, oggetti come Cloud-9 sono considerati “galassie mancate”. Queste strutture, pur avendo massa e gas, non hanno raggiunto la massa critica necessaria per avviare la formazione stellare. Di conseguenza, esse offrono finestre uniche sul ruolo della materia oscura e sui processi che hanno caratterizzato l’Universo primordiale.
I ricercatori hanno ipotizzato che la pressione del gas potrebbe bilanciare la gravità della nube di materia oscura. Se questa teoria è corretta, si stima che la materia oscura di Cloud-9 abbia una massa pari a circa cinque miliardi di volte quella del Sole.
Il dottor Alejandro Benitez-Llambay dell’Università Milano-Bicocca, che guida il programma di ricerca, ha descritto Cloud-9 come “la storia di una galassia fallita”. Ha sottolineato che, nella scienza, spesso si apprende di più dai fallimenti che dai successi. In questo caso, l’assenza di stelle dimostra la validità della teoria, rivelando un elemento costitutivo primordiale di una galassia che non si è formata.
Osservazioni e scoperte
Nell’immagine fornita, la colorazione magenta rappresenta i dati raccolti dal radiotelescopio terrestre Very Large Array (VLA), evidenziando la presenza della nube. Il cerchio tratteggiato indica il picco dell’emissione radio, l’area su cui i ricercatori hanno concentrato la loro ricerca di stelle.
Le osservazioni successive, effettuate con la Advanced Camera for Surveys del telescopio Hubble, non hanno rivelato alcuna stella all’interno della nube. Gli unici oggetti visibili entro i confini di Cloud-9 sono in realtà galassie di sfondo.
Prima delle osservazioni di Hubble, gli scienziati avevano ipotizzato che Cloud-9 potesse essere una debole galassia nana, le cui stelle non erano visibili dai telescopi terrestri a causa della loro limitata sensibilità. Tuttavia, le immagini di Hubble hanno dimostrato che questa galassia “mancata” non contiene stelle, aprendo nuove strade per future ricerche.
La scoperta di Cloud-9 potrebbe rappresentare un passo fondamentale nella ricerca di oggetti simili, potenziali reliquie cosmiche che potrebbero fornire ulteriori informazioni sulla nascita delle galassie e sulla natura della materia oscura.
