Le sparatorie a Caracas offrono uno spaccato del Venezuela ‘americano’ contemporaneo

Veronica Robinson

Gennaio 6, 2026

Nella notte tra il 12 e il 13 gennaio 2025, il centro di Caracas è stato teatro di intensi scontri armati, con raffiche di armi automatiche e colpi di contraerea che hanno risuonato per oltre mezz’ora. Gli spari si sono concentrati nei pressi del Palacio Miraflores, sede della presidenza venezuelana, dove Delcy Rodríguez era recentemente stata nominata presidente ad interim a seguito della cattura di Nicolás Maduro.

Le autorità locali hanno comunicato che gli spari hanno avuto inizio intorno all’1:30 ora italiana, aumentando in intensità prima di diminuire. Poco dopo, una emittente venezuelana ha dichiarato che la situazione era “sotto controllo”. Tuttavia, fonti non ufficiali hanno suggerito che l’escalation di violenza potrebbe essere stata innescata da due droni avvistati sopra il palazzo presidenziale, provocando preoccupazioni per una possibile incursione americana. Questo evento ha portato le forze di sicurezza a intervenire, ma è stato successivamente definito come una ‘incomprensione’ tra diversi corpi di sicurezza.

Nei giorni seguenti, molti video sono circolati sui social media, mostrando colonne di mezzi militari e blindati, soldati in formazione di combattimento e motociclisti armati, spesso associati a gruppi paramilitari legati al ministero dell’Interno. Alcuni proiettili hanno colpito anche i vetri di edifici residenziali nelle vicinanze, evidenziando il clima di tensione nella capitale.

Sebbene gli scontri non sembrino aver minacciato seriamente il controllo del potere da parte dell’apparato chavista, hanno rivelato la fragilità della situazione politica immediatamente successiva alla cattura di Maduro. La violenza appare più come un tentativo di riaffermare il controllo in un contesto di forte pressione esterna e incertezza politica. Secondo quanto riportato dalla BBC, a Petare, un quartiere di Caracas, pattuglie di uomini incappucciati armati avrebbero controllato anche gli stati WhatsApp dei residenti, mentre decine di posti di blocco militari sono stati allestiti in tutta la capitale.

Il ruolo di María Corina Machado nell’opposizione

Nel frattempo, María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana e vincitrice del premio Nobel per la pace, ha dichiarato in un’intervista a Fox News di voler tornare in Venezuela “il prima possibile”, dopo aver lasciato il Paese il mese precedente per ritirare il suo premio in Norvegia. Machado ha descritto la cattura di Maduro come “un giorno di giustizia” e “un enorme passo avanti per l’umanità, la libertà e la dignità umana”, esprimendo gratitudine nei confronti del presidente statunitense Donald Trump. Ha anche manifestato l’intenzione di “offrire personalmente il Nobel” a Trump.

Sebbene Machado affermi che “la transizione deve avanzare”, ha evitato di commentare dettagliatamente la roadmap proposta da Washington per il futuro del Venezuela. Ha invece criticato aspramente Delcy Rodríguez, descrivendola come una figura centrale di “tortura, persecuzione, corruzione e narcotraffico” e un’alleata chiave di Russia, Cina e Iran. Secondo Machado, in un’eventuale elezione “libera e giusta”, l’opposizione sarebbe in grado di vincere “con oltre il 90 per cento dei voti”.

I rapporti tra opposizione e Washington

Nonostante il sostegno espresso all’operazione americana, Machado ha chiarito di non aver avuto contatti con Trump dal 10 ottobre 2024, giorno dell’annuncio del Nobel. Recentemente, Trump ha escluso una collaborazione con Machado, affermando che “non ha il sostegno né il rispetto all’interno del Paese”. Questa distanza tra la narrazione dell’opposizione e le valutazioni dell’amministrazione statunitense contribuisce a creare un quadro incerto. Mentre Machado rivendica una legittimità popolare molto ampia, Washington sembra puntare a una gestione pragmatica della transizione, cercando di mantenere in funzione gli apparati esistenti per prevenire un ulteriore deterioramento della situazione.

Le reazioni internazionali e le sanzioni

A livello internazionale, l’operazione americana ha suscitato reazioni forti da parte di Cina e Russia. Durante una riunione del Consiglio di sicurezza dell’ONU, il vice rappresentante cinese, Sun Lei, ha denunciato un’“aggressione militare su larga scala”, chiedendo il rilascio immediato di Maduro e di sua moglie. La Russia ha condannato l’intervento, definendolo un “atto di aggressione armata” e accusando gli Stati Uniti di aver sacrificato il pragmatismo economico per motivi ideologici.

Sul fronte economico, le aspettative di riapertura sono basse. Le esportazioni venezuelane rimarranno bloccate finché le sanzioni statunitensi resteranno in vigore. Marco Rubio, segretario di Stato, ha ribadito che il blocco petrolifero, introdotto nel dicembre 2025, continuerà a essere utilizzato come strumento di pressione sui nuovi leader venezuelani.

La posizione dell’Unione Europea

Anche l’Unione Europea ha adottato un approccio cauto riguardo alla presidente ad interim Rodríguez e all’oppositrice Machado. La portavoce della Commissione UE, Anitta Hipper, ha dichiarato che, pur non riconoscendo la legittimità di Maduro e di Rodríguez, l’Unione manterrà un dialogo mirato con le autorità venezuelane per salvaguardare i propri interessi e sostenere i propri principi. Hipper ha sottolineato che le autorità venezuelane derivano il loro mandato da un processo elettorale che non ha rispettato la volontà popolare di un cambiamento democratico. Ha aggiunto che il futuro del Venezuela dovrebbe essere plasmato attraverso un dialogo inclusivo, che coinvolga tutti gli attori impegnati per la democrazia, comprese le figure dei leader dell’opposizione democraticamente eletti.

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