Un anniversario significativo si avvicina nel 2026, quando si ricorderà la figura del sottotenente Agostino Gaudinieri, noto anche come tenente e colonnello. Gaudinieri, amico di illustri poeti come Giuseppe Ungaretti e Gabriele D’Annunzio, si distinse per la sua capacità di scrivere versi che richiamano lo stile di Ungaretti e la prosa poetica del “Notturno” di D’Annunzio. La sua carriera militare lo vide al fianco di Vittorio Emanuele III fino al crollo della Monarchia.
Versi che raccontano la guerra
Le parole di Gaudinieri risuonano ancora oggi, come dimostrano i suoi versi: “Non c’è luce/Le trincee hanno seppellito/Il sole” e “La polvere ha coperto/La memoria/Per custodirla/D’immenso”. Questi scritti riflettono la drammaticità del periodo post bellico, in particolare dopo la Prima Guerra Mondiale. D’Annunzio, giunto in Puglia, attraversò Grottaglie anche grazie ai suggerimenti di Gaudinieri, il quale era già ben inserito nel contesto letterario dell’epoca. Il “Notturno”, scritto nel 1916 e pubblicato nel 1921, si colloca perfettamente in questo scenario.
Incontri e ispirazioni
L’incontro tra D’Annunzio e il poeta Raffaele Carrieri avvenne a Fiume, ma Carrieri, futuro grande poeta, aveva già mitizzato la figura di D’Annunzio. Non perse occasione di avvicinarsi a Grottaglie, dove ebbe modo di sfiorare la giacca militare di D’Annunzio, un viaggiatore del Mediterraneo. Il poeta, che celebrò Taranto e il suo Golfo, si fermò a Grottaglie, dove il francescanesimo, in particolare la figura di San Francesco di Paola, lo ispirò profondamente. Gaudinieri, entusiasta, annotò la possibilità di scrivere una vita sui due Santi, ma il tempo e le azioni lo portarono a visitare rapidamente il convento di San Francesco di Paola.
Le radici nobili di Gaudinieri
Negli studi sulla famiglia Gaudinieri, emerge la connessione personale dell’autore con Agostino, essendo la nonna paterna una Gaudinieri. Questo legame familiare si intreccia con la figura di D’Annunzio, che era ben consapevole della nobiltà dei Gaudinieri, il cui stemma raffigura un’aquila con una rosa rossa nel becco, simbolo significativo per D’Annunzio stesso. Agostino Gaudinieri, decorato per un’impresa militare sull’Isonzo nel 1916, era profondamente legato al Vate e alla famiglia francescana, e il suo passaggio a Grottaglie è stato un momento di grande curiosità.
Riflessioni letterarie e storiche
Il rapporto tra Ungaretti e Gaudinieri si rivelò fondamentale, poiché entrambi si ritrovarono a Bosco Cappuccio. La raccolta “Il porto sepolto” include una poesia che menziona proprio Bosco Cappuccio, datata 1916. Gaudinieri si distinse come letterato e bibliofilo, vivendo in una famiglia ricca di storia e documenti straordinari. La presenza di D’Annunzio a Grottaglie, così come il legame tra Gaudinieri, D’Annunzio e Ungaretti, offrono una prospettiva unica sulla storia e sulla cultura del periodo.
Un legame duraturo
Il legame tra la nobiltà dei Gaudinieri e D’Annunzio si consolidò negli anni che precedettero e seguirono l’avvento del Fascismo. Agostino Gaudinieri, che divenne colonnello, morì nel 1966, avendo visto il mondo cambiare intorno a lui. Recentemente, una cartella ha annunciato tesi in preparazione per le celebrazioni del sessantesimo anniversario della sua morte, focalizzandosi sul rapporto tra Ungaretti, D’Annunzio e Gaudinieri, non solo come militari, ma anche come poeti.
Versi come “Audaci chi morì/Nella vita/E mai chi la morte/la soffrì” e “Se a morir di sorpresa/Il vento rapisce/Nella vita non si ha sconfitta/Se l’onore ha il coraggio d’aquila” evidenziano la ricchezza simbolica e il valore estetico della poesia di Gaudinieri. La sua opera invita a una lettura comparata e approfondita, rivelando connessioni semantiche che arricchiscono la comprensione della sua figura e del contesto storico in cui visse.
