Arrestato a Desenzano l’uomo sospettato dell’omicidio del capotreno: “Non capisco il motivo della mia ricerca”

Rosita Ponti

Gennaio 7, 2026

La fuga del presunto assassino di Alessandro Ambrosio si è conclusa nella stazione ferroviaria di Desenzano sul Garda. Marin Jelenik, il 36enne croato ricercato dalle autorità, è stato fermato da una volante della Polizia. Durante l’interrogatorio, Jelenik ha dichiarato: “So di essere ricercato, ma non esattamente per che cosa”.

Fermato nel bresciano

La cattura di Marin Jelenik è avvenuta dopo poco più di 24 ore dalla fuga. Il presunto killer, che si trovava davanti alla stazione di Desenzano del Garda, era privo di documenti e la sua identificazione è stata possibile grazie a un avanzato sistema di comparazione delle impronte digitali utilizzato dagli agenti del commissariato locale. La foto segnaletica di Jelenik era stata inviata a tutte le pattuglie delle forze dell’ordine già dalla sera di lunedì, facilitando così il suo riconoscimento.

La fuga dopo il delitto

Secondo le ricostruzioni, dopo aver commesso l’omicidio, Jelenik è salito su un treno regionale diretto a Milano. Durante il viaggio, ha mostrato comportamenti molesti e aggressivi, tanto da costringere il personale del treno a farlo scendere a Fiorenzuola, nel Piacentino, poco prima delle 20. Qui, i Carabinieri lo hanno identificato, ma, non avendo ancora ricevuto le indicazioni per la sua ricerca, lo hanno rilasciato.

Alle spalle diversi precedenti

Marin Jelenik è già noto alle autorità per precedenti legati al porto di armi da taglio. Senza una fissa dimora e privo di legami stabili in Italia, è stato identificato in diverse occasioni in ambito ferroviario nel Nord Italia. Le indagini condotte dalla Polizia di Stato, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Bologna, hanno permesso di identificarlo rapidamente dopo l’aggressione mortale, grazie a numerosi impianti di video sorveglianza che hanno registrato l’arrivo della vittima, seguita per un periodo significativo dal presunto aggressore.

Omicidio senza movente

Il padre di Alessandro Ambrosio, Luigi, ha dichiarato che il figlio non aveva nemici e non aveva mai litigato con nessuno, definendo l’omicidio come “inspiegabile”. Ambrosio, recentemente andato in pensione, ha descritto il rapporto con il figlio come ottimo, sottolineando la tranquillità con cui Alessandro svolgeva il suo lavoro.

Chi era Alessandro

Alessandro Ambrosio era un giovane di buon carattere, figlio unico e laureato in statistica, impiegato sui treni Intercity a medio-lunga percorrenza. Appassionato di musica, era molto attivo nel Centro Culturale Anzolese, dove suonava spesso con gli amici. Un post dedicato a lui sulla pagina Facebook del centro esprime il dolore per la sua perdita, evidenziando la sua gentilezza e il suo spirito goliardico.

Le mobilitazioni

Mercoledì, a seguito dell’omicidio, le organizzazioni sindacali Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Af dell’Emilia-Romagna hanno proclamato uno sciopero del trasporto ferroviario regionale di 8 ore, dalle 9 alle 17, per esprimere solidarietà ai familiari e ai colleghi di Ambrosio. Durante la mobilitazione, che si terrà in Piazza Medaglie d’Oro, sarà deposto un fiore in memoria del giovane assassinato e i sindacati hanno richiesto un incontro in Prefettura.

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